Violenza alle donne, no!
Preoccupanti i dati del territorio provinciale
di Massimiliano Colucci
Contro la violenza alle donne due iniziative promosse dal Centro veneto progetti donna, attivo a Padova da un ventennio. La prima è l’appello “La violenza alle donne riguarda gli uomini”, firmato da esponenti maschili della società. Tra i primi firmatari anche mons. Paolo Doni, mons. Giovanni Nervo, il rabbino di Padova Adolfo Locci e don Cesare Contarini, direttore della Difesa del popolo. Nell’appello si ricorda come da una ricerca del consiglio d’Europa «l’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo, soprattutto tra le pareti domestiche». Inoltre si pone l’evidenza sul diffondersi «di culture e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna». Da qui la richiesta, da parte dei firmatari, di una «chiara e pubblica assunzione di responsabilità da parte maschile», in sintonia con iniziative analoghe, come quella del “Fiocco bianco” (www.fioccobianco.it). «Lo scopo è di operare una sensibilizzazione globale al tema – spiega Patrizia Zantedeschi, presidente dell’associazione – che porti a una presa di coscienza da parte degli uomini. Faremo girare l’appello anche su internet, sul nostro sito e Facebook, fino al 24 novembre, giornata internazionale contro la violenza alle donne, in cui tireremo le somme sulle adesioni».
La seconda iniziativa riguarda l’apertura di una casa di prima accoglienza per donne vittime di violenza. «L’appartamento è già stato individuato ma, per motivi di sicurezza, non sarà resa nota l’ubicazione – spiega Zantedeschi – Accoglierà circa sei donne con figli e sarà gestito da noi insieme alla cooperativa Il sestante. Per la fine dell’anno prevediamo altri due appartamenti per la seconda accoglienza, che gestiremo con la Croce rossa».
Ma perché le donne si rassegnano così facilmente alla violenza? «Si vergognano – conclude la Zantedeschi – Seguivo una donna, che ammise la violenza solo quando, dopo essersi presentata da me con un occhio nero, non poteva più nasconderla. Il fatto è che la violenza riguarda le relazioni intime, la costruzione di un progetto di vita. Significa ammettere il fallimento in qualcosa di tanto grande».
Info: www.centrodonnapadova.it e 049-8721277.
Pubblicati dalla provincia di Padova i risultati del report sulla violenza alle donne, da cui emerge un dato impressionate: si stima che nella nostra provincia un terzo delle donne, ovvero circa 111 mila tra i 16 e i 70 anni, siano state vittime di violenza (circa 22 mila prima dei 16 anni). Di queste, circa 18 mila, di cui 7 mila da parte di partner o ex partner, l’hanno subita negli ultimi dodici mesi. Particolarmente sconfortante il dato riguardante le denunce: solo il 6,1 per cento delle violenze che avvengono in ambito domestico (l’83,3 del totale) sono state denunciate, e la percentuale scende al 4,4 quando la violenza è compiuta da un uomo non partner. Hanno riportato ferite il 27,5 per cento delle donne vittime di violenza da parte di partner o ex partner, mentre il 12,6 da parte di altra persona. La stima – calcolata applicando alla popolazione provinciale i coefficienti relativi alla popolazione veneta, risultati dall’indagine nazionale Istat del 2007 – è stata però integrata coi dati provenienti dalla procura e dai pronto soccorso del Padovano. «Siamo preoccupati – spiega l’assessore provinciale alle pari opportunità Gino Gastaldo – perché c’è il timore che il dato statisticamente calcolato sia minore rispetto a quello reale».
Il termine “violenza” comprende tre tipologie: fisica (dalla minaccia di essere colpita alla percossa, al tentativo di strangolamento), sessuale (lo stupro, tentato o compiuto, molestia, rapporti sessuali umilianti o non desiderati e subiti per paura delle conseguenze), psicologica (controllo dei comportamenti, strategie di isolamento, denigrazioni, limitazioni economiche).
«Abbiamo voluto focalizzare un problema concreto, ma non noto nella sua drammaticità – sottolinea l’assessore – E pur conoscendo solo la punta dell’iceberg, ci rendiamo conto che è un problema molto diffuso. Credo che puntare il dito su tale situazione e, attraverso una campagna di sensibilizzazione, aiutare le vittime ad arrivare alla denuncia, sia un modo responsabile di affrontarla».
La violenza alle donne, infatti, appare come un fenomeno sommerso, che tende a “esistere” solo in alcuni momenti, quando la notizia è portata alla ribalta mediatica. «Sembra che le violenze si concentrino solo in certi momenti dell’anno, e poi scompaiano. Noi vogliamo, con molta serietà e senza drammatizzazioni, far capire che il problema non è superato solo perché non se ne parla, anche se a qualcuno potrebbe far comodo pensarla così. Di conseguenza una certa sistematicità, anche nel reiterare uno spot, ospitato gratuitamente nelle televisioni locali, e promuovere la campagna su cartaceo, con volantini distribuiti ai comuni, è fondamentale. Crediamo sia questo il nostro compito come istituzioni: tenere alta la guardia, e far sapere che esistono delle figure a cui ci si può rivolgere, per mezzo di un’informazione seria, semplice, accessibile».
La seconda parte del report era volta a individuare, mediante intervista, la rete dei servizi provinciali che si occupano di violenza: tra i soggetti coinvolti, il privato sociale (centri antiviolenza, Caritas), i servizi sociali (assistenti nei consultori), e le forze dell’ordine. L’indagine ha cercato di determinare, oltre alla presenza sul territorio di realtà assistenziali, il loro funzionamento e le risorse disponibili. Ne è risultata una forte carenza di servizi, associata a un mancato coordinamento tra le diverse realtà a livello provinciale. Non c’è adeguata conoscenza delle professionalità esistenti, ad esempio, con conseguente mancato passaggio di informazioni. Da rilevare anche il deficit di risorse, che impedisce di realizzare le strutture per la presa in carico dei casi, e la richiesta, da parte dei servizi sociali dei comuni, di operatori in grado di fornire assistenza psicologica e legale.
«Abbiamo voluto capire quali fossero i punti di riferimento sul territorio a cui una donna può rivolgersi – continua l’assessore – Abbiamo avuto conferma dell’assoluta mancanza di una rete. C’è un solo centro antiviolenza a Padova, assolutamente insufficiente, ancor più alla luce delle nuove disposizione normative, per cui su tali centri si scaricano nuove incombenze. Sul territorio ci sono poi zone del tutto scoperte, situazioni di non preparazione o di assistenza assente».
A tal fine la regione si è già mossa. Innanzitutto, chiederà alle province di produrre materiali statistici analoghi a quelli del Padovano, in modo da fotografare il fenomeno e prendere provvedimenti coordinati. Un secondo obiettivo è di arrivare, entro la fine dell’anno, a un numero unico regionale (che riunisca gli attuali 118, 113, ecc.) per tutti i tipi di emergenze, compresi i casi di violenza. In previsione, per la provincia di Padova, la seconda distribuzione di volantini della campagna “Non sei tu a doverti vergognare”. Si sta poi lavorando per creare strutture di ascolto per le vittime di violenza.
da “La Difesa del popolo”, 24/05/2009, n° 21/CII
Allegato: il Report completo della Provincia di Padova sulla violenza alle donne

