Falso specchio
di Massimiliano Colucci
Guardava in direzione del palazzo, dove, attraverso una finestra, si scorgeva la figura di una ragazza.
V’era il dislivello di un piano, tra loro: almeno una ventina di metri in linea d’aria. La guardava dall’alto verso il basso, in linea obliqua, spostato verso destra rispetto all’apertura. Non riusciva a scorgerla completamente: solo la sua schiena, le spalle, la nuca, le gambe fino al ginocchio. Non sapeva definirne l’eta. Era quella, forse, la sua camera.
Un micino balzò all’improvviso sul davanzale, e si accoccolò a fissare la strada, ad ascoltarne i rumori, con lo sguardo incuriosito e buffo. Rimase in quella posizione aggraziata per meno di un minuto, finché non si gettò nuovamente all’interno, nella stanza.
La ragazza, intanto, si muoveva, andava e scompariva, sempre mostrandosi mentre passava di spalle. Aveva capelli biondi, raccolti indietro sulla nuca da una molletta. Questo particolare gli rammentò una figura che aveva incontrato qualche tempo prima, anch’essa infantile, anch’essa giovane e coi capelli del medesimo colore; le sue linee erano entrate in lui, si erano approfondate nella terra del suo desiderio, avevano bruciato, finché la polvere non le aveva coperte. Adesso riaffioravano, e scherzavano con lui.
Il sole del mattino autunnale sbrecciò vigoroso, e tiepido pioveva sulla sua fronte assorta e china. Un senso vago di solitudine – no, non di solitudine… di incompletezza, di presenza non finita lo avvolse, ed egli sussultò a quel tocco di sapore antico. Sembrava che un mistero si rinnovasse, che in quella figura che si agitava sotto ai suoi occhi, quella figura entrata in risonanza con l’altra figura e con mille altre di cui custodiva l’accesso, si fossero dischiusi i palpiti di una percezione. Qualcosa lo chiamò. Lo udì distintamente.
Di colpo aprì la finestra dalla quale guardava. Voleva affacciarsi e chiamare la ragazza. Voleva chiederle qualcosa, domandarle…
…Quando però la finestra fu spalancata, e non ebbe che l’aria davanti a sé, si accorse che nel palazzo di fronte non v’era nessuno.
I vetri del seminario, talvolta, creano bizzarri effetti ottici.

