Il giradischi

 

 

di Leandro Pareschi

 

 

 

 

 

Era il giradischi di suo padre, ma lui non lo usava più. Aveva alcuni dischi degli anni settanta, ma stavano tutti sulla mensola, uno affianco all’altro. Lei gli aveva pure regalato una chitarra acustica, ma lui l’aveva suonata solo due volte in un anno e mezzo. Ora stava nella sua custodia, sopra l’armadio, ed aveva la polvere in cima.

«Perché non la suona mai?» le chiese il fidanzato.

«Non so.»

«Non gli piace.»

«Sì che gli piace, non ti ricordi ch’era contento quando gliel’ho data?»

«E allora perché?»

«Perché, perché!… perché non è più quello di qualche anno fa, va bene?»

«Neanche i dischi li ascolta più.»

«Meglio così, me li ascolto io… ne metto uno?»

«Come vuoi.»

I dischi non erano poi così tanti, ma ci mise un po’ a decidere. Prese il disco e lo preparò sul giradischi, senza dirgli qual era. Lui lo capì dopo due note.

«Balli un po’ con me?» gli chiese.

«Ma non c’è spazio qui.»

«Sì che c’è, basta questo.»

«Come facciamo a ballare su questa musica?»

«Non dobbiamo ballare subito.»

«E quando allora?»

«Quando c’è la canzone giusta.»

«Potrebbe non arrivare mai.»

«Non dire così, allora balliamo subito.»

La cinse con le braccia e la trascinò fino al punto più largo della sua camera da letto. Shine On You Crazy Diamond continuava lenta. Lui l’aveva abbracciata e la dondolava lieve qua e là. Non era un gran ballerino, anzi odiava ballare, ma sopportò finché la canzone finì.

«Contenta?»

«Sì, e tu?»

«Lo sai che non mi piace.»

«Neanche un po’?»

«Non lo so…»

«Non ti piace che sono contenta?»

«Ma sì!»

«Allora mi farai sempre ballare così anche se non ti va?»

«E che ne so!»

«No?»

«Vabbeh, sì, lo faccio.»

«Mi dici la verità?»

«Ma sì…»

«Non devi dirmi una cosa che non è la verità!»

«Come faccio a sapere se è vero? mica posso sapere cosa farò tra dieci anni! posso solo pensare che mi comporterò così, non esserne sicuro. Ma se ti dico che lo faccio lo farò, va bene?»

«Sì, lo so che lo farai.»

«Sono uno coerente io.»

«Lo so, ti viene bene sai? sei bravo a fare sempre quello che dici.»

«Sei l’unica che lo dice.»

«Chi non lo dice?»

«Mah… non so, ma che ne sai cosa pensano gli altri?»

«E che te ne frega?»

«Eh! me ne frega, mica sto sempre da solo, ci sono anche le altre persone, ovunque vado.»

La musica si sentiva anche fuori dalla camera. Il padre passava in quel momento davanti alla porta socchiusa.

«Ah! ma funziona ancora?»

«Certo che va ancora! cosa credevi?» lei gli rispose.

«Oh beh, l’altra volta, quando avevo comprato quella puntina nuova che si sentiva tanto bene, dopo un po’ me la trovo storta, sai Luca?»

Luca si limitò ad annuire. Padre e figlia si guardavano dritti negli occhi, parlando, e lui era proprio in mezzo ai loro sguardi. Sapeva che sarebbero arrivati al battibecco, ma non aveva lo spirito per fare qualcosa.

«Cinquantamila lire l’avevo pagata…»

«Non sono stata io, non guardarmi così.»

«No, e neanche tuo fratello… e chi è stato, il cane?»

«Ma che ne so?»

«Beh, questa trattala bene, che io non ne compre altre.»

Se ne andò, scendendo le scale e canticchiando la canzone. Lei si diresse al giradischi, lo fermò, lo spense e rimise il disco dentro la custodia e poi al suo posto sulla mensola, insieme agli altri.

«Perché hai spento? non vuoi ballare ancora?»

«No!»

«Dai… perché fai così?»

«Perché sì, facciamo qualcos’altro.»

«Ma che t’importa? lui non lo usa più, cosa gliene frega?»

«E che ne so!»

«Dai, rimetti il disco…»

«Non lo so, sembra che solo perché lui non può più fare una cosa o perché non la fa e basta anche gli altri non dovrebbero più farla.»

«Ma dai…»

«Cioè, solo perché lui non vuol più divertirsi non dovrei mai più divertirmi neanch’io?»

«Perché dici così?»

«Perché è vero!»

«Come fai a saperlo?»

«Non si vede?»

«No che non si vede, come fai a sapere cosa pensa lui?»

«Beh, si vede…»

«Tu forse, lo vedi… hai detto che non devo dirti cose che non sono vere… non puoi sapere se questa è vera, no? allora non dirla neanche tu.»

«Va bene, se ci tieni tanto…»

«No, non ci tengo per niente, sei tu che ci tieni a ‘sta cosa, mi pare, o no?»

Non rispose. Pensava al disco che aveva appena riposto e a suo padre, che prima di lei l’aveva comprato e ascoltato. Si immaginava quando l’ascoltava, insieme a sua madre, tanti anni prima.

«Chissà, allora lui ha detto una cosa falsa quando l’ha comprato…»

«Eh…?»

«Non voglio fare come lui, che fra qualche anno non ascolterò più questi dischi, altrimenti mentirei a me stessa, no?»

«Perché?»

«Perché mi piace farlo, e anche a lui piacerebbe ancora farlo, sono sicura, ma non so perché non lo fa più, e se smettessi di divertirmi ascoltandoli sarei come lui.»

Andò verso la mensola e riprese il disco. Lo rimise sul giradischi.

«Allora vuoi ballare ancora?» le chiese Luca.

«Sì, e se la puntina si rompe, la ricompro io.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi siamo | Mappa del Sito | Note Legali | Contattaci | Credits | ©2007-2009 - Impubblicabile.it