L'autobus

 

 

di Massimiliano Colucci

 

 

 

 

 

Era già sulla soglia quando glielo chiesi.

«Dove stai andando?»

«Sto andando a perdere l’autobus.»

Ci pensai su.

«A prendere l’autobus, vuoi dire.»

«No, no…» mi corresse. «Ho proprio detto perdere l’autobus.»

Ci pensai ancora.

«Ma che vuol dire?» protestai. «Nessuno vuole perdere un autobus!»

«E a me che importa? Io non lo voglio affatto prendere.»

«Perché no?» domandai, preoccupato.

«Perché non devo andare da nessuna parte. Perché prendere un autobus se non si ha bisogno di andare da nessuna parte?»

Ci pensai: indubbiamente aveva una sua logica.

«Che senso ha andare alla fermata, piuttosto!» insistei. «Se vuoi perderlo, puoi perderlo anche da qui.»

«Non si perde un autobus se non si va alla fermata: è una questione di principio. E’ proprio la dinamica di dirigersi lì con l’intenzione di prenderlo che rende possibile poi il fatto di perderlo.»

«Ma hai appena detto che non hai l’intenzione di prenderlo!»

«Appunto. Ma questo lo sappiamo solo io e te. L’importante è che io possa perderlo mentre vado verso la fermata.»

Ci pensai a lungo.

«E che farai una volta alla fermata, quando avrai perso l’autobus?»

«Quello che fanno tutti: aspetterò.»

«Aspetterai la corsa successiva?»

«No. Se ti ho appena detto che non devo andare da nessuna parte!»

«Dunque che farai?» domandai, ansioso.

«Aspetterò.»

«Aspetterai?»

«Aspetterò. E basta.»

«E cosa aspetterai?» domandai, allarmato.

«C’è bisogno che lo sappia?»

«Dannazione, sì! E’ importante.»

«Sarà… Il punto è che tutti aspettiamo qualcosa nella nostra vita. Sempre. Comunque. Non è detto che si sappia esattamente cosa si aspetta, che se ne abbia un’idea precisa. Ciò nonostante si attende.»

«Ma…» domandai, angosciato. «Quanto a lungo aspetterai?» Sospirò.

«Finché sentirò che ne varrà la pena.»

«Potresti aspettare per giorni... per mesi, magari per anni!»

«E’ possibile.»

«Potresti non tornare indietro.»

«E’ possibile…» rispose, un po’ triste.

«Ma allora che senso ha?» gridai. Mi guardò dritto negli occhi.

«Forse è proprio questo che attendo di sapere…»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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