Attraversava il deserto
di Sofia Tisato
La principessa Aurea attraversava il deserto a fianco del suo futuro sposo, il principe dell’Impero del Sole.
Il principe ogni tanto alzava il braccio verso l’orizzonte, schermandosi dal riflesso, mentre alle sue spalle arrancavano i settecento portantini Mori in catene d’argento, sprofondati nella sabbia sotto il peso dei settecentomila forzieri di oro e gioielli offerti in dote dalla nuova moglie.
Ma il principe vedeva scintillare nel suo futuro solo l’accordo con il re confinante:
«Ora che sposerò sua figlia potremo commerciare liberamente stoffe e spezie di ogni tipo, e i nostri mercanti potranno attraversare il deserto senza timore di essere assaliti dai loro predoni.» pensava, convinto.
La principessa cavalcava a testa china e non pensava a niente.
All’improvviso si levò una tempesta di sabbia. L’aria divenne scura e irrespirabile, sulle loro teste crebbe una nuvola turbinosa. I Mori si gettarono a terra gridando: «Sortilegio! Il Mago Nero!»
In un attimo il turbine avvolse la principessa Aurea, e prima che il principe potesse fare qualsiasi cosa la rapì lontano, scomparendo nel cielo turchino.
Dall’altro capo del mondo, la principessa Verdana s’imbarcava per andare a celebrare le sue nozze al di là dell’Oceano, nella patria del promesso sposo, il re del Continente Piano.
Il futuro marito le aveva proposto di sedere insieme a prua per godere del viaggio, ma lei chiese ed ottenne di ritirarsi nella sua cabina.
Il vento soffiava sulle onde spruzzando goccioline salate sul volto del re, che le assaggiava ridendo, fiero della sua conquista.
Non so nemmeno chi sia, questa sconosciuta a cui metterò l’anello al dito – si diceva – ma so che quel popolo di pirati, dopo la nostra unione, dovrà esserci amico e lasciare che le nostre navi seguano sicure le rotte verso l’Eldorado.
Un’ombra coprì la luce del sole. Il re si voltò e vide un onda altissima che sovrastava la nave, abbattendosi con fragore su ponte. Prima di finire inghiottito come ogni altra cosa dalle acque, fece a pena in tempo a scorgere la veste smeraldo della principessa che scompariva tra i flutti.
La portantina della principessa Pirra si inerpicava a fatica per gli impervi sentieri dei Monti Metalliferi. La dimora del suo sposo l’attendeva al di là delle ultime cime. Egli cavalcava sveltamente in testa al corteo, sicuro ed allenato alla montagna, di cui era Signore ed unico padrone.
La principessa Pirra lo trovava un uomo sgradevolissimo, ma la sua gente era povera e lui l’aveva scelta senza alcuna dote, solamente perché era molto bella, con il suo gusto di fine intenditore. Dandole il braccio per salire in portantina, le aveva detto che doveva sentirsi colma di gratitudine per l’immenso dono che egli le faceva, onorandola con la sua preferenza.
Ad un certo punto, mentre il cavallo saliva agile tra i massi, il Signore sentì alle sue spalle uno schianto e l’intero corteo che gridava d’orrore e sorpresa. Si girò appena in tempo per vedere un enorme crepaccio che si apriva come un taglio nella roccia, inghiottendo la portantina della principessa.
La principessa Pirra cadde e si ritrovò in un posto che non aveva mai visto: una buia prigione scavata nella pietra.
«Anche tu, come noi, sei una sfortunata!» disse la principessa Verdana, che sedeva di fronte a lei.
Pirra si guadò intorno stupita e scorse anche la principessa Aurea.
«Voi siete state rapite…»
«…Mentre andavamo a sposarci, sì.»
«Questa può essere solamente opera del Mago Nero» disse Verdana.
«Il Mago Nero? Chi è ?» chiese Aurea stupita.
«Non ne hai sentito mai parlare? Da dove vieni?»
«Dal deserto…»
«Non so nemmeno dove sia, il deserto» proseguì Verdana. «Ma so che il Mago Nero è lo stregone più potente e pericoloso che esista, il più crudele. Le sue arti servono solo a diffondere il Male.»
Qualcosa incominciava ad affiorare anche dai ricordi di Pirra. «E’ quel mago che porta via con sé le fanciulle più belle?»
«Sì, dev’essere lui!»
«Ma cosa se ne fa?» chiese Aurea, sentendo salire l’angoscia.
«Non so cosa risponderti.»
«Di sicuro, qualcosa di orribile.»
Rimasero in silenzio. Ad un tratto si aprì una fessura nella parete; qualcuno spinse dentro la prigione una ciotola di cibo. Tutt’e tre le principesse fecero per gettarsi ad afferrarla, quando udirono uno strano rumore provenire dall’angolo più buio della caverna.
In quel buio c’era la sagoma storta di una vecchia, tutta raggomitolata su se stessa, che borbottava qualcosa.
Verdana allora disse: «E’ giusto che sia lei a mangiare questo cibo. E’ più debole di noi.» E le porse la ciotola.
«Sono d’accordo.» disse Aurea.
La principessa Pirra avrebbe preferito tenersi il cibo, ma tacque per non contrariarle.
La vecchia finì la ciotola in un battito di ciglio. Poi si mise a parlare, cogliendole di sorpresa:
«Come posso ricompensarvi, principesse?»
«Ti prego!» supplicò Aurea. «Fai qualcosa che possa difenderci dal Mago Nero!»
«E’ già sufficiente che veda i pendagli che avete al collo.» rispose la vecchia, e scomparve di nuovo nell’ombra.
Le principesse si guardarono e solo allora ognuna si accorse di portare una catenella con un pendaglio identico a quello delle altre due. Li avvicinarono, e videro che erano i frammenti di una pietra identica.
«Che strano!» esclamò Aurea. «Cosa significherà?»
Non fecero in tempo a risponderle che la terra tremò, la prigione sparì e si trovarono in una grande sala buia, al cospetto del Mago Nero.
Aveva il più triste volto di mago che si potesse immaginare.
«E’ giunta l’ora di farvi mie.» disse con voce piena di gusto crudele.
Ma le tre principesse ricordavano le parole della vecchia, e mostrarono contemporaneamente i pendagli che portavano al collo, esclamando:
«Guarda!»
Il Mago Nero sbarrò le pupille e lanciò un urlo fortissimo. La sala si riempì di luce abbagliante.
Quando il bagliore diventò accettabile agli occhi, le principesse si ritrovavano sedute su uno scoglio, sopra un mare freddo e azzurrino, e accanto a loro sedeva il Mago che piangeva a dirotto.
«Mago, perché piangi?» chiese Verdana, vincendo il timore, ma l’uomo singhiozzava troppo forte per rispondere, riuscì solo a tirare fuori dalle vesti una catena nera, con un pendaglio simile ai loro della stessa pietra.
«Incredibile!» esclamarono le principesse. Avvicinarono i quattro pendagli e videro che combaciavano fra loro, formando un unico gioiello.
Allora il Mago parlò:
«Un tempo anch’io ero un uomo come tutti. Ero un ragazzo, e vivevo felice nelle Isole, regno di mio padre, insieme alle mie sorelle. Ma venne un Mago potente, sotto forma di aria nera, bollente di invidia per la nostra felicità, e ci strappò via per sempre dalle persone che amavamo. Mio padre morì di dolore, le mie tre sorelle furono disperse in tre punti opposti del globo e raccolte, orfane, da chissà quali mani; io fui tenuto dal Mago Nero per trasmettermi la sua nefanda eredità e divenirne alla sua morte il successore…»
Tacque, ma loro avevano capito tutto.
«Una sola cosa avrebbe potuto ancora riunirci: la pietra della corona di nostro padre. Egli l’aveva rotta in quattro parti e ne aveva donato un frammento ad ognuno di noi figli. Voi siete le mie sorelle!»
Il fratello e le tre sorelle sarebbero rimasti all’infinito su quello scoglio a piangere di gioia ed abbracciarsi, se egli non avesse chiesto loro perdono per averle separate dai legittimi sposi.
«Di questo io ti sono grata!» insorse Verdana. «Non conoscevo nemmeno quell’uomo. Lo sposavo perché costretta dalla legge del regno. Perdere un marito che ignoravo per trovare un fratello che amavo: è un guadagno!»
«Anche per te era così?» chiese Aurea sorpresa. «Credevo di essere io sola ad avere avuto quel triste destino!»
«Devo dire anch’io» intervenne Pirra, vincendo il suo riserbo. «Che il mio matrimonio era solo l’occasione, per il mio consorte, di aggiungere un altro cimelio alla sua elegante collezione di opere d’arte. Sono ben felice di non dovermi più sposare.»
«Ma non siete forse troppo dure nel giudicare quei tre nobili valorosi?» chiese il Mago.
«Aurea, pensa al principe dell’Impero del Sole. E’ coraggioso, ha un animo ardente, ti ha condotta con entusiasmo attraverso il deserto, superando mille pericoli per portare un accordo al suo popolo. Pensa a come sarà ora disperato avendoti persa, rimasto solo in una distesa di sabbia!»
«Ora che ne sento parlare in modo così lusinghiero, desidererei proprio conoscerlo, questo campione di virtù!» esclamò Verdiana.
«Se lo desideri, io posso permetterlo.» risposte il Mago suo fratello. La prese per mano e insieme si tuffarono dallo scoglio nelle acque azzurre e spumeggianti dell’Oceano. La principessa sentì l’odore salmastro dell’aria marina e le sembrò di scivolare leggera sulle onde, senza quasi bagnarsi il vestito.
Sulla sponda opposta dell’Oceano, il principe dell’Impero del Sole non aveva più né moglie, né servitori Mori, né forzieri d’oro, né futuro davanti agli occhi; abbandonato per sempre il suo regno, in preda ad una sorta d’irosa follia, combatteva i feroci Saraceni per difendere la Fede, arrossando le spiagge del sangue di quegli infedeli.
«Fermati principe! Non combattere più!» gridò una voce alle sue spalle.
Il principe si volse e vide la principessa Verdana sbarcare dall’Oceano, avvolta come una nuvola di vapore dalla sua veste verde smeraldo, con i lunghi capelli bagnati.
Lasciò cadere la spada di colpo; i Saraceni fuggirono.
«Fermati principe! Devi tornare al tuo regno con una sposa!»
Il principe dell’Impero del Sole prese in moglie Verdana quell’anno stesso.
Il Mago riapparve al fianco di Pirra e di Aurea, che stava dicendo: «Mi attrae questo Signore dei Monti Metalliferi, quest’uomo che di una donna sa apprezzare il fascino della persona, al di là della sua volgare ricchezza! Sono sicura che, come apprezza la figura, sa apprezzare finemente anche il cuore. Fratello, sai dove si trova adesso?»
«Naturalmente, e tu vuoi che ti porti da lui?»
La principessa si librò sulle ali nere di un falco, che la portò sulla cima rosseggiante dei Monti, al di là del mondo.
Il Signore dei Monti Metalliferi era rimasto a fissare lo squarcio aperto sulla pietra, immobile quasi fosse divenuto di pietra egli stesso. La bella sposa non era più nulla.
Sentì ad un tratto vibrare l’aria sopra il suo capo, come un volo d’uccello, e non poté fare al meno di alzare lo sguardo. Sulla cima scura della roccia, riluceva la bellezza sfolgorante di una donna.
Il Signore osservava rapito l’incredibile grazia dei suoi lineamenti.
«Signore, ti prego, aiutami a scendere da questa ripida parete!»
Egli si arrampicò con la sua agilità e prese la mano sottile di Aurea.
Sullo scoglio affacciato sul mare, la principessa Pirra non aveva nemmeno bisogno di aspettare il ritorno del Mago per sapere cos’avrebbe fatto.
Si gettò nel profondo delle onde, nuotando veloce come una Sirena.
Il Re del Continente Piano andava alla deriva, privo di sensi, aggrappato come un misero naufrago ad un relitto della sua nave potente.
Due braccia bianche ma forti lo trascinarono a riva.
«Ora sei salvo, non temere più nulla.» mormorò Pirra, accostando le labbra al suo orecchio.
Il Re aprì gli occhi e perse lo sguardo nei suoi capelli color della porpora. Tentò di parlare; gli uscì fuori solo un:
«Principessa…»
«Sì, voglio sposarti!» esclamò Pirra con gioia.
Il Mago fece ritorno alla sua grotta, col progetto di tramutare la vecchia in una splendida fanciulla e di trascorrere anch’egli una vita felice.

