Depressione (posso entrare?)

 

 

di Sofia Tisato

 

 

 

 

 

Era un giorno di umore nero: non ero disposta a risparmiare nulla a nessuno.

E quello mi chiese, toccandomi il braccio:

«Signorina, scusa! Non avere paura!»

Non sopporto una mano che tocchi il mio braccio.

«Cosa vuoi?»

«Signorina, ti devo chiedere una cosa!»

Ne avevo visti tanti così. Spacciatori. Seduti in fila sul marciapiede alle fermate degli autobus, allungati senza paura di occupare lo spazio. File di soli uomini, di sguardi abbandonati all’inseguimento della tua andatura.

«Cosa vuoi?»

«Signorina, io devo chiedere una piccola cosa importante.»

Aveva capito che non poteva toccarmi.

«E che cosa?»

«Posso chiedere di entrare con te in casa tua?»

Rimanevo in silenzio, a pochi metri dal cancello.

«Naturalmente» ripresi con una voce che risultava bassa, un po’ stridula. «Naturalmente tu sai che mi trovo sola, a casa mia!»

«No signorina» mi disse, fissandomi con neri occhi preoccupati. «Io non so niente di te! Posso entrare?»

Si può negare sempre tutto, ogni giorno, ad ogni altro essere umano? – pensai, stringendo la chiave che poteva chiuderlo, insieme al resto del mondo, all’esterno della mia vita – Si può sfuggirli in eterno, per sfuggire il dolore?

«Sì, puoi entrare.»

Mi seguì per i corridoi e le stanze che odoravano di chiuso. Si fermò in salotto.

«Signorina, posso restare un momento qui?»

Piegandosi sulle ginocchia tirò fuori un tappetino dalla borsa e lo srotolò sul pavimento. Verso la Mecca.

«Quando passo di qui guardo sempre la tua casa, signorina. E’ così alta, bianca, sembra sacra... La prima volta che sono passato e l’ho vista ho creduto fosse una chiesa. Posso pregare qui, signorina?»

Avrei voluto dirgli: «E’ anche la casa dove abito io, una povera donna.»

Uscii piano dalla stanza per non disturbare.

E’ evidente che Fateth Aziz avesse bisogno di pregare, perché quando trovai la sua foto sul giornale era morto in un regolamento di conti dalle parti della stazione.

Uscito dal mio salotto non aveva accettato il pranzo, e mi aveva spiegato di non essere un mussulmano praticante, ma uno che, comunque, quando doveva fare i conti con la religione ci teneva che tutto andasse per il meglio.

«Avevo proprio bisogno di venire da te, signorina, avevo bisogno di parlarti prima di pregare, perché l’anima si allarga, a contatto col dolore.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi siamo | Mappa del Sito | Note Legali | Contattaci | Credits | ©2007-2009 - Impubblicabile.it