di quel che c'unisce
Re-collecting Spoon River Anthology
di Leandro Pareschi
INDICE:
Premessa indispensabile
(secondo la mia personale opinione)
Una nuova "Spoon River"
Poche righe per spiegare i motivi per cui mi sono cimentato in questa riproposizione.
Sono fondamentalmente due.
1. Mentre mi avvicinavo al termine della lettura della "Spoon River Anthology" avevo la sensazione che qualcosa di fortemente interessante si stesse concludendo, insieme alle confessioni di quelle centinaia di morti.
Provavo già nostalgia di quelle voci appassionate, potenti, egoiste, irate, a volte incapaci di capire davvero cos’era stata la loro vita o che solo nella morte avevano avuto la piena consapevolezza di cosa essa era stata.
In quelle brevi pagine avevo trovato uno spaccato veritiero di tutto ciò che l’uomo è, o di ciò cui può aspirare, in vita tanto quanto nella morte. E stava terminando.
Allora pensai che non fosse cosa tanto strana voler continuare le storie di quel paese e di quelle esistenze. Così iniziai a scrivere anch’io le ultime parole di gente ormai sepolta, che si confessava senza più alcun pudore o reticenza.
Ho tentato di conservare la stessa idea di Masters, di presentare ciascuno con la sua voce, liberamente, senza censura, se non quella che ciascuno si impone. Ecco quindi che ogni personaggio, come nell’originale, non ha una sola faccia, ma a seconda di chi ne parla assume una personalità diversa.
E, così facendo, anche nella morte tutte quelle persone restano in realtà come da vive, con gli stessi pudori, paure, egoismi, invidie e non sono in grado di dire di se stessi la verità inconfutabile. Perché, in realtà, questa verità non esiste.
In principio l’idea era di conservare tutto per me, accumulando negli anni centinaia di poesie, e poi, nel momento in cui fosse sopravvenuto il necessario distacco (e dimenticanza) delle parole scritte, accingermi a leggerlo come un testo mai visto, recuperando così (era questa la mia speranza) le stesse sensazioni avute con la lettura dell’originale Anthology.
Quando invece l’idea di Impubblicabile si concretizzò pensai che poteva essere interessante anche per qualcun altro leggere queste confessioni.
E così eccole qui.
2. Il secondo motivo è più pratico: pur avendo spesso idee di personaggi o trame, nella maggior parte dei casi l’idea è troppo scarna e imprecisata per poterne scrivere un racconto. La forma breve e fulminante della poesia, invece, si presta bene a contenere tali idee.
Così questa nuova Antologia può essere vista anche come un calderone ribollente di idee, semplicemente abbozzate, ma fissate per sempre in una forma compiuta. È una raccolta che si presta ad accogliere tutte le storie che quotidianamente posso inventare.
Altre due precisazioni
Qualcuno potrebbe notare e lamentare un certo pessimismo nelle parole dei protagonisti di queste poesie. Non posso dire se sia voluto o meno, tutto quello che dico è che, quando mi immedesimo in qualcuno che si ritrova, solo, in una tomba a ripensare alla sua vita, un certo grado di pessimismo o almeno scoramento, se non di rabbia o rivolta, mi pare inevitabile.
Ciò non significa che io condivida i loro pensieri.
Perché ho mantenuto i nomi in inglese? Per dare (darmi) una continuità mentale con gli scritti di Masters. Inoltre, per noi lettori italiani, o forse solo per me, leggere un nome in inglese suona come qualcosa di strano, lontano, racchiuso in un contesto particolare. Ed essendo questo un contesto ancora più particolare, ho preferito mantenerli così: mi avrebbe fatto molto ridere, probabilmente, intitolare queste poesie "Mario Rossi" o "Adele Forlimpopoli".
DI QUEL CHE C’UNISCE
Di quel che c’unisce
io l’unica a rimanere,
per voi che ancora siete
e per quelli che non più.
Vi sprofondo nella nudità
e vi accendo della vostra umanità,
vi mostro le bassezze
e le magnificenze
del vostro essere.
Perché di me
siete avvolti e creati;
non separati
ma di me costituiti,
eternamente.
Sono la terra che accoglie
e la morte che livella;
sono la parola
che vi stritola
e vi vive di dentro.
Di fronte a me
nulla resta falso,
se non ciò che io stessa
creo.
PITT THE YOUNG
A colei che la Vita mi diede di scegliere,
la Vita stessa non diede
forza per esprimere i propri pensieri,
se non con la vita stessa.
Nessun suono mai udii da lei.
Le dissi:
«Avrò parole bastanti per entrambi.
Diranno la nostra gioia per sempre.
Vuoi condividere la tua vita con me?»
In tutta franchezza,
non la sentii mai rispondere di sì.
BASIL TINKLEN
È la mente la sola vera cosa che esista.
L’ho amata fin da subito
e da sempre fu essa a guidarmi.
Tutto ciò che toccai mi turbò e confuse
ed ogni persona mi tradì.
Non lei.
Ogni cosa che in essa esisteva
fu per me vera e fu la mia vita.
Poi, steso, solo con la mia mente,
divorato dal dolore,
vidi che tutto quello che in essa esisteva era falso,
e falsa era quella vita.
E il prete si stupiva che allora,
vicino alla morte,
pensassi così tanto alla vita!
JUNE O’BRIEN
In questa esistenza incorporea
non serve più la parola.
Non saprei come usarla.
D’altronde, non l’ho mai fatto.
Nemmeno per rispondere a Pitt.
Il Creatore mi regalò di non poter parlare.
A lui invece, sbruffone immaginifico,
diede la capacità di mentire.
L’usò per dirmi:
«Avrò parole per entrambi.»
Apprezzo molto più il mio dono, che il suo.
Non c’è vanto nelle parole vuote.
LYNDON OLDYORE, POET
Scrissi sdraiato a letto,
senza poter più dormire,
sulle carrozze del treno,
durante le lezioni e gli studi.
Immaginavo, durante lo studio e il sonno;
creai mondi nuovi e li vissi.
Vissi per metà lassù, in quei falsi mondi,
e per metà quaggiù, nel mondo ingiusto.
Ora sto nella terra,
ingobbita dal peso degli uomini.
Per quanto ancora?
Mi darai mai la felicità, o Dio?
ALDUS COETNY
Lei diceva che ci saremmo sposati.
Lo disse bambina.
Lo disse quand’eravamo ragazzi.
Lo disse quand’era donna.
E io l’assillavo:
«Potremo mai cambiare idea?»
Poi non lo disse più.
Allora io le dissi:
«Le cose belle non dovrebbero finire.»
«No» rispose. «Le cose belle non dovrebbero
nemmeno cominciare,
per evitare che abbiano termine.»
ASHLEY PEACOTT
Verso la fine mi portavano a zonzo,
su una sedia a ruote,
mentre io guardavo,
distratta,
quel che mi facevano vedere,
e mi mostravano e chiedevano,
ed io sempre sì,
dicevo loro,
poiché la mia idea non era più tenuta in conto.
Mi disfacevo, lenta,
sotto i loro occhi,
come la vecchia casa in Main Street,
che ora cade a pezzi,
il tetto sfondato, le mura cadenti,
le erbacce inarrestabili.
Ci pensarono gli eredi a distruggerla del tutto.
Come accadde a me.
RUTH MCPEARSOL
Non ho mai capito come mio padre e mia madre
potessero vivere insieme.
Lei, fervente nella fede,
lui, ateo materialista.
Noi, figlie, devote quanto nostra madre,
e scettiche quanto nostro padre.
Eppure fu mio padre a consolarla,
a dirle che sua figlia era con gli angeli,
lui che non parlava mai dell’anima.
Lei piangeva e disperava,
e lui, fermo e innamorato,
consolava.
E io non capivo più
chi dei due credeva davvero nella Vita.
PITT THE OLD
Fui l’ultimo abitante
della vecchia casa in Main Street.
La condussi con me alla vecchiaia.
I miei capelli cadevano,
e il suo tetto si sfondava;
diventavo cieco,
e le sue finestre cadevano a pezzi;
le mie gambe non mi reggevano più,
e crepe vistose ne squarciavano le mura.
Infine, il mio cuore si chetò,
ma nulla si produsse in essa.
Dicevano il giusto,
gli antichi abitanti d’Egitto,
che il cuore deve pesare come piuma
per poter condurci al paradiso,
o altrimenti, vedere la nostra anima
divorata da un mostro.
Diceva il giusto anche Ruth McPearsol,
allora,
quando predicava al paese
che io, in realtà, un cuore
non l’avevo.
Perché, finora, non ho visto
né quel mostro, né il paradiso.
BRIGHT RUMMEL
Ho sempre desiderato una sola cosa.
Non era vedere morire al più presto
mio padre, come il giovane Pitt,
né praticare fedelmente i riti
della Chiesa, come Emily McPearsol,
né cercare disperatamente
una compagna, come Joe Combon.
Che c’è di strano nel desiderare la cosa
che più d’ogni altra t’ha reso felice?
Tutti lo fanno, ma mia madre
disse sempre che la mia
era una cosa infantile.
Forse non aveva torto,
ma che potevo farci, se l’unica cosa
che mi sia mai davvero piaciuta
sono state le giornate in riva al fiume
col fidato Joe?
Eravamo ragazzi e trascorrevamo giornate intere,
da mattina a sera,
sul fiume a dormire, pescare, parlare, giocare.
Avrei soltanto voluto che tutti i miei giorni
fossero eternamente così, senza altri problemi.
E invece quei giorni sono corsi via,
come quel fiume.
E dentro c’era anche Joe.
JOE COMBON
Mio padre fece incidere la mia lapide
senza mai avermi visto morto.
Fecero un funerale, smossero la terra,
la richiusero e misero la lapide.
Ma io non c’ero.
Bright, da allora, passava lì tutto il tempo
che non dedicava a costruir barche
o a navigare.
Avrei voluto aiutarlo nella ricerca,
ma è difficile,
da qui si vede solo acqua,
sole per un quarto di giornata,
e qualche pesce passare, di tanto in tanto.
Come lungo tutto il fiume.
Non c’è equità neanche nella morte:
tutti a guardare in alto,
senza sapere perché e per quanto,
e soltanto pochi a vedere il sole.
IGY ROOTLEDGE
Non avete mai capito
cosa farne della vita?
Nemmeno io.
Mi rodevo il cuore a pensare
agli eroi, le imprese,
i grandi uomini,
mentre io avevo solo
le piccole cose e gli uomini meschini.
Tempo speso a cercare
la grandezza e la magnificenza
solo perché mio padre, una volta,
mi disse:
«Sii come le ombre della sera,
che giungono sempre più grandi
quando s’avvicina la loro fine.»
E, come uno stolto,
mi trovai a vedere soltanto
la mia ombra allungarsi,
ma mai il sole che mi stava dietro.
ROSE MCINTIRE
Ho sempre creduto di avere una bella famiglia.
Di essere più fortunata delle mie amiche.
Più di Maurine, costretta dal padre
a sposare Butch Thorsday.
E più di Felicity, che andò monaca,
non per amore di Cristo,
ma per quello di suo padre.
I miei genitori m’insegnarono sempre
che io dovevo scegliere,
e solo la mia testa, e il mio cuore,
dovevano guidarmi.
E che solo la verità dovevo dire e far vedere.
Così ebbi sempre in odio
chi diceva Bianco e faceva Nero
e chi m’imponeva comportamenti.
Maledetti allora, i miei genitori,
quando, dopo tutte le loro prediche,
decisero che era tempo
di venir meno ai loro insegnamenti
per costringermi a sposare Bastian Cockney,
solo perché figlio del banchiere.
Ogni volta che dissi Bianco, feci Bianco.
E così pure quella volta
non venni meno al mio impegno.
Così eccomi qua,
fredda,
ma ancora giusta.
REUNELD MCINTIRE
Quella stupida di mia figlia!
Mai la perdonai, finché fui in vita,
di quel che mi fece.
Cockney il Banchiere non mi rivolse
più la parola, dopo che il matrimonio
andò a monte.
E dovetti pure pagare
per seppellirla!
Non vedo motivo per
perdonarla proprio ora che nulla
potrebbe ripagarmi delle mie
perdite passate.
ELISABETH MCINTIRE
Non vedo la differenza tra ora e prima.
Cieca sono ora in questo buio
come lo ero da viva,
alla piena luce del giorno.
Mai vidi mia figlia per come lei era,
se non quando ormai lei non c’era più.
Allora mi stupii di quanto ciechi si può essere
tenendo gli occhi ben aperti.
Eppure mai Reuneld capì che quello
che Rose aveva fatto
gliel’aveva insegnato proprio lui.
Perché la verità che ognuno di noi
si costruisce appare sempre più
grande di quella altrui.
Ma Rose aveva solo seguito la verità
mia e di suo padre,
anche quando Reuneld la ripudiò
e se ne costruì un’altra.
Come potevo allora biasimarla?
Poiché aveva seguito
quel che noi le avevamo insegnato.
JAMES SEWER
La gente dà importanza
a molte cose diverse nella vita,
e così facendo la riempie di un po’ di tutto.
Sbaglia.
Non ha scopo stiparla fino al colmo,
perché perde tutto il suo senso.
La verità è che ogni vita ha il suo senso
solo se la si cede a qualcun altro.
Cioè se, invece di colmarla di caducità,
la si tiene svuotata di tutto.
Allora solo, leggera, si può fondere
con un’altra vita.
Così non vi è più la pesantezza di due vite separate,
bensì una vita sola,
lieve come l’anima pura.
Perché solo leggeri si è portati verso l’Alto.
Forse è per questo
che restiamo tutti qui.
Sotto metri di terra.
MARY COTTON
C’era una piccola collina, di fronte a me,
e, oltre, la cima di un campanile.
Dove ne erano i piedi?
Là, al limite della foresta,
stava quella garitta,
ma a guardia di cosa?
L’albero del giardino dei Rummel
tutti lo dicevano ormai spoglio e decadente.
Perché dalla mia finestra appariva
vivo e rigoglioso?
A tali questioni rispondevo oppure no,
ma in questa lunga ricerca del Tutto,
oltre a non raccogliere tutte le risposte,
evitai inconsapevole i fatti banali della vita.
Costruivo la mia torre d’avorio senza saperlo
e di lì, per forza di cose,
la mia visione ne usciva distorta.
Come chi andasse per strada scrutando
gli insetti con la lente d’ingrandimento,
ma senza così scorgere gli ostacoli,
anch’io, al contrario,
vidi tutti gli ostacoli,
ma schiacciai tutti i piccoli insetti,
a me vicini e cari.
BASTIAN GOWEN
Il vecchio Moses McDouglas
possedeva un gran pezzo di terreno
ai piedi delle colline,
vasto come metà del paese,
dove coltivava grano,
sempre ed immancabilmente, ogni anno,
quel grano che sfamava tutti noi.
Ma lui più di tutti.
Ho sempre creduto che, a lungo andare,
non sarebbe più nato nulla,
da quel terreno.
Come può la terra
cedere sempre del suo
senza mai posa?
Anch’essa va lasciata oziosa talvolta,
a riposarsi e trastullarsi
dei giochi degli animali.
Così avrebbe prodotto più frutto.
Anche mio padre e gli agronomi di città
erano d’accordo con me.
Che quella terra si sarebbe ribellata
se mai le fosse stato dato
il tempo che meritava.
E così, pensai, siamo noi.
Perché non dovremmo, ad un certo punto,
ribellarci, posti alle stesse condizioni?
La Natura non c’ha poi creati così diversi.
Come la terra, non daremo più
alcun frutto
se ci saremo sfruttati e sfiniti
fin nell’intimo.
MOSES MCDOUGLAS
Diffidate di chi dice d’aver sempre
creduto in una cosa o nell’altra.
Io non l’ho mai fatto.
Credevo di poterlo fare,
ma ho scoperto che non si può
esser sempre coerenti.
Prima o poi si cambia,
durante gli anni.
E quello che credevamo vero
diventa falso,
senza esserlo davvero.
Quello che professavamo
diventa blasfemo.
E le altre persone
odiose voltafaccia,
anche se la faccia,
in realtà,
l’abbiamo voltata noi.
FELICITY MC LEISH
Solo l’amore rivolto a Cristo
è salvezza.
Mia e di tutti.
Solo grazie ad esso
potevo sopportare gli scherni
dei miei compagni
di studio o di giochi.
Perché, Padre,
Creasti una sola famiglia,
Mc Leish,
cattolica, in un mare,
tempestoso, di riformati?
Non potevo condividere con essi
altro che il gioco nelle strade
ed essi, per beffa,
mi mettevano al collo un celibato.
Ma il Tuo amore mi sorresse.
E tutto perdonai:
quei compagni, bambini,
per i loro sbeffeggi;
quegli stessi, ragazzi,
per avermi sempre evitata;
persino Rose,
che mai più mi rivolse verbo
dopo che decisi la mia strada.
Ma mai perdonai a mio padre,
perché in nulla aveva mancato.
Sebbene in principio
m’apparisse costrizione,
solo poi compresi
ch’aveva ben operato
e solo per lui potei conoscere
e seguire la Tua strada.
Comprendo la rabbia di Rose
– era anche la mia in principio –
ma tutti abbisogniamo
di lungimiranza,
e solo mio padre
l’ebbe per me.
Ringrazio Te e lui,
per avermi indicato la Via.
Ma non credevo che la clausura
durasse anche sotterra.
GAWAIN BAXTER
A ciascuno di noi
è dato potere
di confidare
per un’ultima volta
ciò che più ci aggrada.
Da me niente apprenderete.
Non vi parlerò
di vita, né di morte,
di odii o dolori,
d’amori o rancori,
segreti o rivelazioni.
Nulla vi narrerò
perché nulla io sono.
Come nulla già siete voi,
ancorché respiriate.
La vostra vita
è identica a questa mia.
Ho già svelato troppo.
CHARLES GOWEN
È proprio vero
che la salvezza s’ottiene
solo attraverso il nostro prossimo.
Ma Cristo c’ha raccontato
solo la sua mezza verità.
C’è chi trova la salvezza
amando questo prossimo
e chi invece odiandolo.
Questo non c’è stato detto.
Io, ad esempio.
Io trovai la mia salvezza
odiando il prossimo. Mia moglie.
Ciascuno ha coscienza
che la propria condizione
sia la peggiore
di quel genere.
Ma sempre sbaglia.
Quando conobbi Ruben Golding
capii che c’era chi,
la moglie,
l’odiava più di me.
Così mi consolai.
E non giudicai utile
continuare a rivoltarmi
contro la mia condizione.
Ritenni opportuno anche abbandonare
i miei progetti di vedovanza.
Fu così che mi salvai.
Mi chiedo invece, se chi
ha seguito l’altra via,
non sia anch’egli
con il volto roso dai vermi,
ora.
ANGELA WIDEGALE
Avevo sempre avuto il sospetto.
Ora ne ho la certezza.
Ascoltate:
non si è vivi che da vivi.
Morti, si è svuotati di tutto,
incapaci di essere.
Perciò non sprecate
le vostre preghiere
sulle nostre tombe.
Noi nulla udiamo
né farlo cambierebbe
la nostra condizione.
Usatele per voi stessi,
forse saranno più utili.
Il Buon Dio non c’ha concesso
in questa morte
nemmeno la parola.
JOHN COHEN
Siamo fuscelli.
Ciascuno sfibrato da qualcosa.
Perché,
se come la pioggia sviscera
sulle nostre teste
tutto il peso del cielo,
o la sua malinconia,
se mai può averne,
e lo stesso fa il vento
coi nostri pensieri,
allora non siamo
tanto più degl’insetti,
che s’affannano
contro cose che
non possono controllare.
Almeno noi
moriamo alla terra
in grazia di Dio.
E spesso anche
degli uomini.
CAROLINE GOWEN
Ogni stilla del cielo
era il gocciolare
del sangue dal mio corpo.
Sentivo in me
ciò che un temporale era:
un immenso svuotarsi di sé.
Vi sono navi che affondano
a causa d’una piccola falla,
e altre che vanno alla deriva
per inerzia e colano a picco
per noia.
Se la vita fosse un mare
io sarei stata una di
queste ultime.
E questa tomba
sarebbe il fondo
del mio oceano.
PAUL NIGHTINGALE
Nel giardino di melagrani
e limoni
conobbi quasi tutti i colori del mondo.
Il blu del cielo,
il grigio del temporale,
il giallo e vermiglio di quei frutti,
il verde mutevole
delle foglie, dei frutti acerbi
e dell’erba che stuzzicava
la mia pelle,
il bianco delle nubi
e della neve adagiata a terra.
Nei lunghi anni,
in quel luogo imparai,
in principio dai miei genitori
ed infine dalla Vita stessa,
ad amare cose e persone.
Queste ultime sopra tutto.
Non mi ritenni mai capace
d’amare senza poter
rimirare a fondo
l’oggetto del mio affetto,
senza poterlo contemplare
nella sua bellezza.
I miei occhi gustavano
la bellezza delle donne
allo stesso modo in cui,
per lungo tempo,
avevano gustato quella
del giardino e dei suoi colori.
Traendone ora maggior diletto.
La malattia distrusse
poco a poco i miei occhi
e tutto fu grigio, sfocato,
e poi nascosto alla vista.
Così – pensai – mai più
sarei rimasto innamorato
della bellezza d’una donna.
Stavo solo,
nel buio della notte,
in quel nero che, unico,
mai avevo ammirato e
considerato al pari d’altri.
E proprio allora
conobbi nuovamente
l’amore.
Sylvia mi s’impressa nella mente
come un lampo nella notte,
e quell’attimo
“ancor non m’abbandona”.
L’attimo in cui,
senza occhi né colori,
mi ritrovai innamorato.
Fu quando lei posò,
gentile,
la sua mano sulla mia.

