In ogni angolo del mondo
di Leandro Pareschi
All’inizio del mese d’ottobre ci è mancato un amico su questa terra, per sempre.
Questa poesia è per fargli arrivare un mio pensiero.
C’è un angolo nella chiesa del paese
in cui più amo ritirarmi,
quando desidero stare solo con me.
Sta in quell’angolo, insieme a me,
una panca, l’inginocchiatoio, tanti pensieri,
e le pietre del pavimento,
a colori alternati, porpora e candide.
A quel modo s’alternano i colori
sui capi dei miei pochi compagni di solitudine.
Fulva, la chioma del prete,
che mi passa vicino ogni domenica,
parato da messa, per officiare,
o che vedo ogni volta che m’inginocchio,
per confessare quel che io sono.
Canuti, quei pochi che rimangono a chi, come me,
s’accomoda in quell’angolo,
non per star dietro al rito in modo più schivo,
ma piuttosto per starmi vicino nella solitudine
che ostino a coltivare.
In quell’angolo, sono quei pochi capelli bianchi
a ricordarmi che non sto solo su questo suolo,
anche ora che su quella testa non ne restano tanti.
Ciascuno porta dentro la propria malattia;
e, tra chi la regge anche per di fuori,
c’è chi se n’accompagna cantucciato in un angolo,
come faccio io,
e chi riesce a mascherarla di parole gentili,
e, pur con capi spogli, non farne un peso ad altri.

