Giardino - Esperimenti

 

 

di Sofia Tisato

 

 

 

 

 

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Questa raccolta è uno degli esperimenti che voglio tentare per studiare il rapporto tra la poesia e l'esperienza reale. Si tratta di un accostamento della poesia all'immagine, nel quale-attenzione-l'immagine funge da sostegno alla poesia, non viceversa. Mi serve, infatti, l'immagine dei luoghi che ho percorso nel comporre le liriche, per fare sì che il lettore, impossibilitato ad essere lì presente con me, possa compiere lo stesso itinerario poetico che io ho vissuto.

Considerare lo spazio che ci circonda ed individuare in esso dei “luoghi poetici” è la prima tappa, da cui prende l'avvio il mio esperimento.

 

 

INDICE:

 

1. - L'ingresso

2. - Il giardino

3. - Il recinto

4. - L'oscurità oscura

5. - Le rose

6. - Manna

7. - Acqua del fosso

8. - Una prigione

9. - I roghi

10. - Chiodi di rete

11. - Il giardino è fin(i)to

 

 

 

 

 

 

 

 

1. - L'ingresso

 

 

Ma dove abitano le biciclette,

le automobili, e le nostre altre cose

quando partiamo ad esplorare il tempo 

nel ricercare il vivere,

abbandonando i loro usi?

 

 

 

 

 

2. - Il giardino

 

 

Verde dei prati

ordinato dagli uomini,

serenità dei fiori

e canzone degli uccelli.

Rotondità dei secchi

e vecchiaia nel legno

tarlato di buchi, anche alla nuova

stagione la corteccia più giovane

non si rivela;

sapore della dolcezza

di gioventù nei ricordi.

 

 

 

 

 

3. - Il recinto

 

 

C'è sempre un recinto

nel nostro abbandono:

rami neri orlati di luce lo cingono,

dove l'anima tenta

nel ricreato

squallore un rifugio

per il tormento d'orgoglio.

 

 

 

 

 

4. - L'oscurità oscura

 

 

Asija, dove vai, bestiola

tu, delle cose oscure

senza paura.

Tra tane di ricci, bacche di tassi,

insegui una preda.

 

 

 

No, questa selva

è la scatola buia dei giochi,                                          

oscuro che atterrisce.

il nascondiglio nell'infanzia tenebrosa:

affogato nel deserto

e desolato dai colori 

è il vero.

 

 

 

 

 

5. - Le rose

 

 

Sono rose forse, queste

sconosciute distese?

Per avvicinarle

vedresti le spine.

 

Hanno cime così curve

che il vento soffiando  non le fa ondeggiare;

rosse son già, d'una polpa ferrigna,

che non hanno bisogno di schiudere un fiore.

 

Ma avvolta dalle rose curve

cammineresti laggiù, fino a stringere il primo bocciolo.

 

 

 

 

 

6. - Manna

 

 

Voglio la manna, su di me,

a ricoprirmi,

voglio un miracolo

forse, tra i rovi.

Dove sei, Tu, o Dio

di quest'albero travestito

nelle sue gale di manna d'Egitto?

 

Com'è il Dio che ha plasmato le forme

naturali più misteriose?

 

 

 

Nessuno degli uccelli canta: mi voglio liberare;

il sentiero tra i campi non svolta,

il fossato non arriverà al mare.

L'equiseto da sempre prolifica

nella sua crescita primordiale

e l'albero, grave del peso

si flette senza saper lamentare.

Lontano, più in alto del cielo

sono saliti i cipressi

ma non per volare: sorvegliano

le torrette di una vecchia dimora

infestata da spettri.

                                        

 

 

 

 

 

7. - Acqua del fosso

 

 

Lo specchio dell'acqua

agli alberi lunghi protesi

la vita nell'acqua

alle rane guizzanti,

l'amore sull'acqua

al germano e all'anatra

e a noi

putrida e cupa

scabra e liscia un'oscura onda:

 

il commercio sull'acqua,

lo stato civile

fondato dall'acqua,

la morte per acqua

di alcuni smarriti.

 

 

 

Mio Dio, perché sono al livello dell'erba

e mi accoglie il processo della morte e la vita?

Una pianta del rovo che avevo colpito

settimane addietro, ora vivifica:

ha costruito un bulbo mostruoso sulla vecchia ferita.

Come si ostina a strisciare

lungo la rete per  ferire ancora?

Un solo dà segno del suo cedimento,

è un blocco

sgretolato

di cemento.

 

 

 

Prima che l'edera salga a ricoprirmi

i tronchi d'albero abbracciati

e le varie forme

si apriranno come gambe

divaricate a rivelare

in fondo il sole, che fa chiaro

il cielo verde delle foglie.

 

 

 

Asija colta dal richiamo

di quella vita che le sfugge,

di un mistero lungo un tronco,

ombra coda di lucertola. Asija, cane giallo,

mansueta e irrigidita

da un respiro all'improvviso

vivido, un odore straniero

trasportato dal vento.

Annusa lontano,

 il collo protende

all'assalto del nulla.

 

Ma sereno è il giorno;

occorre tornare all'eterna pigrizia.

 

 

 

 

 

8. - Una prigione

 

 

Ho incontrato una prigione

poiché andavo troppo libera;

l'ho voluta a incorniciare

la purezza della vita.

 

Mentre sui rami caldi del sole

rinvirgorisce il brulichio del senso

e la vita vola d'intorno alle sbarre,

in soffioni e farfalle;

 

ho fissato lo sguardo sulla terra scura

è il suo odore il mio solo recinto

in compagnia di qualche storta radicola.

 

 

 

 

 

9. - I roghi

 

 

Roghi, dove bruciavano le streghe,

dove bruciavano le frasche vecchie

e poche cose silenziose.

 

Un fumo nero sale dalla campagna, segnale lontano

e immaginario:

ogni cumulo è spento.

 

 

 

 

 

10. - Chiodi di rete

 

 

Ho visto chiodi che mi hanno seguito

il solco dell'anima, come un rastrello;

già il buio su Cristo mi aveva trafitto,

ma quei suoi orridi chiodi, li sentivo lontani,

questi ora invece li ho incontrati sul bordo

d'una rete, inchinandomi nel fittobosco.

 

Attraverso le maglie così rappezzate

non può fuggire la bestia;

 

e la camminata riprende.

 

 

 

 

 

11. - Il giardino è fin(i)to

 

 

Argini e fossi, sambugari e boschetti,

non sapete per nulla di quali tempre

sia la mia vita, che nell'altro mondo

è forse solamente conosciuta.

Ma ogni tanto di ritorno

dal gran combattimento, mi vedete

ed intrecciate caramente

la mia mano al vostro verde;

per gli uomini non ero mai nemmeno partita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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