Sofia's song
di Sofia Tisato
(La poesia è una forma ben diversa dalla canzone. Anche se nessuna di queste “canzoni” è mai stata messa in musica)
INDICE:
A META’
(Lamento del gran visir Jafar il Barmecide)
Come il fennech
sta appiattato sulle dune
a caccia delle sue prede,
così scruto tra le tende
il volto del mio signore
che riposa.
Come sabbia,
grano dopo grano forma
la nube che copre senza più traccia,
costruisco nella mente
le architetture per conquistare
il suo potere.
Giorno e notte,
chiuso dentro la mia stanza
gusto il sapore della sua morte,
mentre il vento soffia forte
alle finestre, ed io so bene
che lo fa per me:
vuol portarmi via con sè
nella terra di Barmech.
Il mio deserto è dentro di me:
una fetta di cielo infinito.
Il mio deserto è dentro di me:
sono un uomo diviso a metà.
Certo, il sole
può bruciare, può crepare,
spaccare le dure pietre
ma non può scaldare il cuore
di un uomo che gela per il freddo
dell’ambizione.
La mia febbre,
è come il fuoco di un veleno
che brucia nelle mie vene,
è una sete che non posso saziare,
può dissetarmi
solo l’avere
Tutto quello che non è
la mia terra di Barmech...
Il mio deserto è dentro di me:
una fetta di cielo infinito.
Il mio deserto è dentro di me,
sono un uomo diviso a metà.
Il mio deserto io non so che cos’è,
so che intanto il mio cuore è sfinito.
Il mio deserto è dentro di me:
la mia vita è una vita a metà.
Dalle “Mille e una notte” in poi, questo visir realmente esistito è divenuto per antonomasia l'immagine dell'assetato di potere da raggiungere ad ogni costo. Tra i miei progetti anche quello di inserire il canto in un racconto, ambientato in un Sultanato sospeso tra storia e leggenda, in cui Jafar rappresenti un uomo che non riesce ad accettare il proprio destino.
ALMAGESTO
LUI: Claudio Tolomeo, Tolomeo
incatenala così...
Sei il mio Tolomeo, messaggero
di parole, canzone:
Come stella, o pianeta
intorno a me lei girerà:
accecata dal mio amore
il mio bagliore come Sole vedrà.
Claudio Tolomeo, Tolomeo
incatenala se puoi...
E' il mio gioco, Tolomeo
e lo giocheremo assieme:
E' la mia gravitazione
che la calamiterà:
in fondo ad ogni sua intenzione
sarò il centro, lei girerà.
...e lei lo sa...
LEI: Rivoglio il Sole, che non mi è permesso,
c'è la tua ombra sopra il suo riflesso.
Le tue parole non hanno successo:
strappo le pagine al tuo Almagesto!
LEI: Claudio Tolomeo, Tolomeo
non ti credo ormai più...
Teoria di Tolomeo,
ti sciogli come sale al Sole.
Traballante il meccanismo
dentro me s'inceppa già:
apro gli occhi in contro al sole,
e vedo che il suo amore non va.
...e lui lo sa...
Rivoglio il Sole, non il tuo riflesso:
alla sua luce non sei più lo stesso!
Le tue parole non hanno successo:
strappo le pagine al tuo Almagesto!
Non vorrei aggiungere molto alla metafora un po' stravagante su cui è costruita la canzone. Ricordo che “Almagesto” è il libro con cui Claudio Tolomeo espone la dottrina del geocentrismo.
IL VOLTO DI TUO PADRE
La sera s’apre silenziosa,
la luce sale dalle case,
tu sogni ancora il grembo della notte
ma sei già in strada a camminare.
Hai un attimo di smarrimento...
comprendi la tua direzione,
ma un lato della via risplende:
è il volto di tuo padre.
E il cielo perde il suo sapore,
l’affetto si tramuta in sale,
quell’ombra grigia che ti aspetta
è il volto di tuo padre.
Chi l’avrebbe mai creduto,
è lì che si ripresenta!
M’insegue da così lontano.
Quei tratti che non so amare proprio,
ma che mi leggo dentro:
è il volto di mio padre,
il volto di mio padre.
La verità è che sei fuggito,
per il diritto di sbagliare,
e il suolo duro che calpesti
è il volto di tuo padre.
Ma se tu ancora non ti conosci,
lui nessuno lo può scordare;
nel nome che ti dà ogni uomo
c’è il volto di tuo padre.
che ha preso il posto della luna,
non posso fare a meno di scrutarlo;
e intanto penso: “Sono io!”
che mi sto riflettendo...
nel volto di mio padre,
il volto di mio padre,
le parole di mio padre
sono il volto di mio padre.
Nata in una fase di lavoro comune nel laboratorio “Spalancare la prigione”. Nel delineare il rapporto padre-figlio, archetipico, ho pensato soprattutto alle vicende di grandi scrittori, come Kafka e Leopardi (forse è da lui che mi viene l'immagine della luna).
Un sense de froideur
subit saisit mon coeur
la joie m’échappe des mains.
Mais c’est pas toi, surement
qui me la rends, à mes yeux
tu vas disparaitre.
Comme une harmonie qui perd son “la”,
la trace d’un chemin qui tot s’éffacera,
oublier un bonheur qui n’existait pas.
J ‘ai pas d’arrets,
j’ai pas de regrets,
j’écoute pas, c’est ma renaissance;
je vais lutter pour quelque chose qui est
un monde plus grand que tes vides promesses.
Et n’éssais jamais
de découvrir pourquoi
moi je ne suis plus là:
tu auras pas une reponse,
tu auras pas un “quand”,
ni un “si”...
Un cris me frappe et couvre de pitié
Ce vide sous le ciel, ma rage de Médée:
mémoire d’un jardin qui j’ai seulement éffleuré.
J’ai pas d’arrets,
j’ai pas de regrets,
j’écoute pas, c’est ma renaissance;
je mourirai pour un monde qui est
un univers, respect à tes vides promesses.
Libera traduzione di “Dentro me”, di Gloria Bettini. Ho tradotto la canzone per la mia amica Gloria quando lei si trovava in Francia, per l'Erasmus. Rispetto all'originale ha una sua notevole autonomia e pertanto la ritengo una mia opera.
Come le foglie,
genealogie familiari perdute
in mancanza che qualcuno sorgesse ad educare la stirpe,
le improponibili nozze per foto dei genitori
e la nostra oscura nascita, ricordo sconosciuto,
come le foglie;
educazioni infinite tra Barbie, vacanze e tagliole,
scenate di lacrime e scontri, tra regole irrisolte.
Come le foglie:
scivoleremo sotto
e il soffice tappeto ci riceverà nel fondo.
Come le foglie;
la tempesta della classe d'asilo,
poi il desiderio di trovare amicizia,
il coltello tra i parenti, i graffiti dei fratelli,
il bisogno di stupire e di affermarsi,
come le foglie;
le risse di parrocchia, e le scoperte in movimento
nel dolore di sapere che solo e unico è il Maestro,
come le foglie:
scivoleremo sotto
e il soffice tappeto ci riceverà nel fondo.
Come le foglie,
il lungo muro tra noi e il sapere del sesso si fa trasparente,
il nodo amaro da deglutire
delle mille adolescenze;
il sorriso disperato dell'amore
da un manifesto pubblicitario,
come le foglie:
anche il primo bacio mistico, vegliando al lume di candela,
e il desiderio emergente di ripartorire il mondo,
si condiscono di fumi in discoteca.
Come le foglie,
scivoleremo sotto
e il soffice tappeto ci riceverà nel fondo.
Come le foglie:
il congedo dal limbo,
il parcheggio studenti all'uscita, il diploma già pronto,
non sentirsi nessuno
come le foglie;
la fuga negli oblii della disoccupazione
e il lavoro, terreno nuovo di sabbie brucianti,
le scritture del vero amore,
indecifrabili, le liste, gravidanze delle amiche,
le stoviglie nei traslochi e le promesse,
il tormento
nelle viscere dell'arte, forse, o nelle circonvoluzioni
di un capriccioso sentimento;
come le foglie…
Ed esiste un unico vero Dio, in questa vita,
o ci sono solo immagini allo specchio?
Verranno i primi segni, presagio delle rughe,
e Tu sarai ancora una celeste
musichetta di sottofondo?
Tu, relegato,
disceso negli Inferi
sotto le foglie d'autunno,
ci attendi in quel fondo,
bianco di neve nel Tuo viso risorto.
Il tema delle vite degli uomini come le foglie è un vero tormentone letterario... Volevo scrivere un testo dall'impronta discorsiva, e mi sono data alla sperimentazione.
LI' DOVE SEI
Ti trascini dietro a me su per le scale:
hai una moto nel parcheggio e sembri nato per strisciare.
Apri l'ufficio e già ti vedi su una spiaggia tropicale,
"Al lavoro!" e resti ad occhi semiaperti a sonnecchiare.
Sì, lo so che hai fatto tardi e la giornata tira male,
so che noi non siamo amici, ma io ti vorrei parlare.
Non sta sera, in ascensore, quando miri a rincasare:
"Non è il momento adesso!"
Sei distratto dal calcio, dai problemi col mutuo,
dalla storia di sesso;
solo a tratti mi ascolti in un modo più attento.
Ma chi può mai disporre di se stesso
per più di un momento?
Vorrei accenderti, lì dove sei,
con la vampa di un calore,
rischiarare i tuoi pensieri,
dare voce al tuo dolore.
Vorrei liberare la tua sincerità,
per conoscere in te l'amore,
colmarti l'anima di coraggio,
onestà, forza e pudore.
Ma il tuo tempo scorre spento
e ti trascini senza senso...
Mi riconti il tuo denaro, alla pausa nel fast food,
elencandomi i tuoi acquisti proibitivi.
Alla volta di conquiste, che domani butterai,
mi accompagni al megastore multimediale,
per mostrarmi il tuo modello di palmare.
Sai che per me fa lo stesso;
non siamo neanche amici, tutto il tempo che passo
con te è a base di questo;
eppure adesso mi ascolti in un modo più attento:
ho proprio voglia di farti il famoso discorso
che ogni voltà è diverso...
Vorrei accenderti, lì dove sei,
con la vampa di un calore,
rischiarare i tuoi pensieri,
dare vita al tuo dolore.
Liberare la tua fantasia,
per conoscere in te l'amore,
colmarti l'anima di saggezza,
dignità, forza e valore.
Ma il tuo tempo scorre spento
e ti trascini senza senso...
Questa nasce come vero e proprio testo di una canzone!

