Questa sezione...
Nella vita reale di tutti giorni e in quella virtuale – girando per la rete, frequentando siti letterari, o venendo contattati direttamente sul nostro – ci è capitato di incontrare altri autori come noi. In alcuni casi si è scoperto di avere qualcosa in comune: uno stile, oppure un modo di “fare esperienza” di scrittura. Punto d'incontro è stato quindi il Manifesto di Impubblicabile, la cui logica è stata evidentemente capace di attirare l’attenzione, l’interesse, la condivisione di chi l’ha letto.
A partire dunque dal Manifesto, abbiamo scelto di creare una sezione in cui ospitare i lavori di tali autori. Un racconto, il primo capitolo di un romanzo, il frammento di un testo che ritengono particolarmente significativo o rappresentativo della loro ricerca artistica. Non tanto per offrire una finestra sulla rete, che riuscirebbero benissimo a procurarsi da soli, ma per concretizzare l’incontro tra le nostre persone, attraverso la scrittura.
Senza la pretesa di essere originali o sensazionali, pensiamo che raccogliere in questo sito ciò che è bello e “impubblicabile” corrisponda alla nostra idea di arte. Potrebbe anche rivelarsi il primo passo per future collaborazioni... Ovviamente, la pubblicazione di altri autori – non essendo Impubblicabile.it propriamente un blog o forum, né una testata giornalistica – rappresenta per noi un’iniziativa limitata ai casi che di volta in volta riterremo opportuni.Ecco, di seguito, gli autori che ospitiamo.
- Sanchez Santiago: Sanchez frequentava lo stesso blog letterario che anche noi spesso frequentavamo. Ciò nonostante, ci siamo a lungo ignorati. Poi, per caso, ho trovato online i primi tre capitoli del suo romanzo, e sono stato costretto a leggerli d'un fiato. Che avevano di speciale? Forse nulla di eclatante: uno stile asciutto e veloce, una forma corretta con qualche gustosa particolarità lessicale, una storia imbrigliata in una routine imprigionante, e un permeante senso di noia esistenziale del protagonista che pare avere come unico scopo la fuga, o la sopravvivenza, da un ingiustificato e indefinito dolore di essere. Vi ho trovato un'atmosfera struggente, pur nella linearità della narrazione e delle scene, nude come un giorno qualsiasi. Faccio alcuni esempi: "Sono giovane, eppure ho l’impressione che il tempo qui dentro si frantumi in sabbia che non costruirà nessun castello." - "Afferrai il soprabito. Pagai il conto. Uscii dal bar e mi persi tra i canali sconosciuti e solitari della città. Intanto la pioggia leggera veniva giù come cenere." Francamente mi stupisco che questo testo sia ancora impubblicato. (M.C.)
- Elena Recchia: 2048: dopo l'ennesimo conflitto mondiale, significativamente ribattezzato “Grande Guerra al Terrore”, è nata la Repubblica Mondiale dei Popoli. Il pensiero corre a 1984, ma qui non c'è nessun Grande Fratello a limitare la libertà delle masse: i valori universali del nuovo mondo si basano su «razionalità scientifica ed interesse reciproco». Eppure com'è che Anna, quasi quarant'anni, un lavoro come tanti, vive nell'angoscia? Forse perché, in un mondo che ha innalzato la vita media fino ai 99 anni grazie a vaccini e biotecnologie, il controllo delle nascite è gestito un Comitato che rilascia autorizzazioni a procreare sulla base del quantitativo di decessi, e chi come lei si scopre improvvisamente incinta rischia di trovarsi escluso per sempre dal sistema del welfare? E quali oscuri traffici coinvolgono misteriosamente il suo ex Giulio? E può veramente Elias, il bizzarro vicino di casa, indicarle la strada per un mondo in cui possa sbocciare il “germoglio” che è in lei? (S.T.)
- Stefano Cavallo: si chiama 12, scritto esattamente come il numero. Lui ritiene molto più curioso il nome “Terra”: ce l'hanno inviato in qualità di botanico, per classificare la flora di questo misterioso pianeta alieno. Davvero singolari le forme, l'origine e gli utilizzi dei fiori terrestri, che 12 raccoglie con cura in questo libro di “Storie nascoste”, così recita il sottotitolo. E si avventura addirittura a coglierne i significati: «per far parlare la poesia non bisogna parlare di poesia e tantomeno parlare 'poeticamente'» (G. Casoli).

