"La buona e brava gente della nazione"

 

 

di Sofia Tisato

 

 

 

 

 

Autore: Romolo Bugaro

 

Titolo: La buona e brava gente della nazione

 

Casa editrice: Baldini & Castoldi



Trama

Premetto che sono fan a priori del Bugaro, in quanto scrittore padovano che ambienta i fatti specificatamente a Padova; a chi protesterà del favoritismo adducendo che Nemo profeta, ecc.., rinnovo l'invito ad arrivare alla fine della recensione.

Ci sono due avvocati: Giovanni la voce narrante dotato di particolare patavina crudelitas, divorziato e furente, e Luca il suo buon amico, personaggio nell'ombra. Luca è sposato con Laura, forse pazza, ma tenacemente vogliosa di feste e locali. Nel vivere fatto di bevute di Jack Daniel's e nottate in compagnia di segretarie molto disponibili s'incunea all'improvviso Sabine, una ragazza inglese all'apparenza pura e bella. E il paesaggio si trasforma: arriva l'estate, da Padova i nostri approdano a Stromboli, isola di luce e profondità marine; Sabine con il suo compagno Matteo è tra gli ospiti invitati nella casa delle vacanze di Laura e Luca, ma quest'ultimo si è inesorabilmente innamorato di lei e l'amico Giovanni può solo assistere al tracollo progressivo di tutti e di tutto (nel finale anche la casa si consuma tra le fiamme; eppure la vita, a sorpresa, continua).

 

 

Messaggio

Trentacinquenni danarosi, ville, festini e pure lo sfondo del Nord Est, ambiente losco garantito «che sempre più spesso leggiamo al centro delle cronache» (dall'introduzione del libro). Però Bugaro non tratteggia l'apoteosi del nichilismo: tutto è vuoto, disperato, ma nella consapevolezza affiora continuamente il richiamo di una bellezza lontana, forse, chissà, raggiungibile. Folgorante il personaggio del fallito De Masi, sostenuto caparbiamente dalla sua ragazza “Cucinotta”, che Giovanni e Luca incontrano nell'isola: il racconto della sua notte nell'ufficio piacerebbe a Dostoevskij. Unico passo falso, la tragedia finale, che cucita addosso a questa cinica gente di Nord Est suona troppo melodrammatica.

 

 

STILE

Una scrittura non facile, elaborata e accuratissima, che alterna passi lirici a volgarità indicibili, sempre appropriate nel descrivere l'universo degli avvocati. Un esempio della bella prosa: «Come ho detto, il mio buon amico mi somigliava, e le sue nuove smorfie da adulto e le maschere del saper stare al mondo che aveva indossato e che nascevano dall'aver tradito il proprio sé di ragazzo e dal nascondimento della timidezza, adesso accompagnavano il suo destino, l'aiutavano nel cammino e glielo oscuravano.»

 

UN GIUDIZIO FINALE: DA LEGGERE A LETTO

Non per fare brutti sogni: la letteratura intelligente è comunque una buona conclusione di giornata.

 

 

 

 

 

 

 

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