"Lei che in foto non sorrideva"

 

 

di Sofia Tisato

 

 

 

 

 

Autore: Cinzia Bomoll

 

Titolo: Lei che in foto non sorrideva

 

Casa editrice: Fazi, 2006



Trama

Alice è forte, ma non potrà mai dimenticare. Ester, la sua gemella debole ed autolesionista, che tante volte ha inscenato suicidi, nella vasca da bagno insanguinata, lo sguardo senza vita che è identico al suo. Alice ritorna al passato, rievoca i vestiti, le canzoni, i luoghi che ha condiviso con la gemella dall'infanzia all'adolescenza, sullo sfondo della provincia emiliana monotona e caliginosa, tra una madre quindicenne  caduta presto nel baratro degli psicofarmaci ed un padre erede di un allevamento di maiali «dell'angolo più unto della Bassa Emiliana, là dove le province di Bologna e Modena scivolano nello strutto» affettuoso ma infedele, che ha saputo trasmettere sostanzialmente una sola cosa alle figlie: l'amore per la musica rock e il collezionismo di dischi al vinile dei Dead Kennedy e dei Sex Pistols. L'odore del fango dei maiali si mescola nella vita di Ester a droga, lamette, sesso, locali per dark e ubriacature nei bar dell'Arci, che sorgono «nel raggio di chilometri tra strade strette e dritte... pressapoco come un'oasi nel deserto». Alice partecipa, condivide vestiti e cadute in motorino, protegge Ester, ma qualcosa precipita. Alberto, musicista e tassista, incoerente e sensibile, così affascinante, è forse l'unico con cui vorrebbe stare, ma ha preferito Ester...

 

 

Messaggio

Le storie dello smarrimento giovanile in genere suonano tutte uguali, ma qui c'è qualcosa di più. Forse la profondità dell'introspezione con cui l'autrice, coetanea di Alice ed Ester  e originaria della stessa terra, un'Emilia anni Ottanta e Novanta che rievoca con evidente affetto, fa 'entrare' il lettore nei suoi personaggi. La musica rock è ben citata, ma non invasiva, il male di vivere di Ester descritto con immagini quasi sempre credibili. Il finale è aperto ad un'inattesa speranza, che pure non cancella l'oscurità dolorosa di molte pagine.

 

 

STILE

La Bomoll ha ricevuto numerosi apprezzamenti per la sua prosa paratattica ed essenziale: molti a capo, periodi brevissimi, al limite dell'incompiutezza. Non piacerà a chi non vede di buon occhio la  contaminazione tra letteratura e sceneggiatura cinematografica - ma la Bomoll è anche regista, e va detto che sa fondere credibilmente la sua competenza nelle due arti. Il linguaggio è tutt'altro che trascurato, c'è spazio spesso per immagini liriche. Un saggio di questa 'poeticità' è visibile anche nel suo blog www.bomoll.blogspot.com.

 

UN GIUDIZIO FINALE: DA LEGGERE IN AUTOBUS

Perché viaggiare, magari leggermente sballottati sulle strade nebbiose della Pianura Padana, si accompagna bene al senso di instabilità che pervade questo libro.

 

 

 

 

 

 

 

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