"Mille splendidi soli "
di Leandro Pareschi
Autore: Khaled Hosseini
Titolo: Mille splendidi soli
Casa editrice: Piemme, 2007
Trama
Tutta la storia si svolge in Afghanistan, in un periodo che va dagli anni ’60 ad oggi. Mariam è una bambina di Herat, figlia illegittima di Jalil, un uomo ricco, proprietario di un cinema. Vive poco fuori la città insieme alla madre, allontanata dall’uomo a causa della gravidanza. Per Mariam, però, il padre è comunque una persona eccezionale, nonostante tutto ciò che di male le dice la madre su di lui. Nel 1974, quando Mariam ha quindici anni, alla morte della madre, viene data in sposa a Rashid, un artigiano di Kabul. Andrà a vivere quindi a più di seicento chilometri dalla sua casa e dal padre, che non fa nulla per impedirlo. Questo le fa totalmente cambiare i sentimenti che prova verso il padre. A Kabul comincia la sua nuova vita, insieme a Rashid, che le impone di mettere il burqa e di seguire gli altri precetti islamici. Rashid la tratta secondo la tradizione, senza alcun rispetto per la sua dignità, i suoi desideri, e il suo corpo. Col tempo, Mariam imparerà a sottomettersi a quel tipo di ordine sociale.
Laila nasce nel 1978, a Kabul. Abita a pochi metri di distanza dalla casa di Rashid e Mariam. La sua famiglia è di costumi più "liberali": la madre non indossa il burqa e il padre la manda a scuola. Laila è molto intelligente ed indipendente e sa che potrà fare molto per il suo popolo. Fin da bambina è sempre in compagnia di Tariq che, col passare degli anni, da amico si trasformerà in amore della sua vita. Ma i continui rivolgimenti politici impediranno alla sua famiglia di vivere felici: l’occupazione russa, l’inizio della Jihad, la vittoria dei mujahidin con le lotte intestine che ne seguono, la vittoria dei talebani e il loro regime islamico, tutto questo porta alla morte dei suoi familiari. Laila viene salvata ed accolta da Rashid e Mariam. Saputo della morte di Tariq, Laila acconsente a sposare Rashid. Inizia allora la convivenza con Mariam. Le due donne diventeranno grandi amiche e, nonostante le loro differenze, sapranno aiutarsi e sostenersi a vicenda, nelle grandi prove che si troveranno ad affrontare durante i lunghi anni di guerra.
Messaggio
All’inizio può sorgere questa idea, quando si capisce che si parlerà di Afghanistan, di donne, burqa e guerre, e cioè: "ecco un altro che parla dei soliti argomenti d’attualità e che magari, come al solito, è contro gli USA e tutto il libro parlerà di questo". Se a questo si unisce il fatto che l’autore è un uomo (e quindi ci si chiede cosa possa saperne di così preciso delle donne), e che, pur essendo un afghano, ha quasi sempre vissuto negli Stati Uniti, per giunta in una famiglia ricca (e allora ci si chiede cosa possa saperne della povertà e della guerra) ecco che, all’inizio della lettura, si può avere l’idea di un libro velleitario e sproporzionato rispetto all’uomo che l’ha scritto.
In realtà poi si scopre che è qualcosa di diverso. Prendendo per veri tutti i fatti storici e le condizioni sociali descritte (che io non posso che accettare come tali, dato che, come la stragrande maggioranza dei lettori, non ho nozioni altamente precise della situazione storica e sociale afghana negli ultimi quarant’anni) il libro assume un’altra valenza.
Non è una storia che l’autore usa per dire quanto sia contrario agli USA o alla guerra, né tanto per parlare di qualcosa che adesso fa notizia. È una storia "umana", la storia di due donne, precisamente, diverse ma compenetrate l’una all’altra. Due donne che, seppure diversissime, sanno accogliersi l’un l’altra, e vivere insieme le loro vite, soprattutto nei loro dolori. È una storia che, anche se ambientata in tale contesto, è universale, in quanto parla di qualcosa di comune a tutta l’umanità: l’amore, l’odio, le bugie, le credenze, la vita e i suoi fatti.
Attraverso una situazione particolare (e molto lontana dal nostro modo d’essere, di vivere e di pensare), l’autore descrive stati d’animo comuni a tutti gli uomini in ogni epoca e luogo, con molta semplicità. Probabilmente, ciò che manca (a causa della semplicità espressiva) è qualche momento di riflessione più profonda. Non che questa manchi, ma è trasmessa soltanto attraverso le situazioni ed i fatti che avvengono; viene lasciato al lettore il compito di trarre le conclusioni (si può dire morali) della vicenda, perché l’autore, per bocca dei personaggi, non si sbilancia, sebbene in realtà si capisca benissimo cosa intende dire.
Stile
Lo stile è avvincente e tiene il lettore legato alla trama. Non vengono usati particolari artifizi letterari per tener desta l’attenzione, ma la lettura procede sempre piacevole ed attenta, senza grandi distrazioni. La maniera di presentare e parlare dei personaggi è partecipata da parte dell’autore: pur essendo narrate in terza persona, le vicende sembrano in realtà raccontate dagli stessi protagonisti. Inoltre, la presentazione di fatti, costumi, abitudini e comportamenti lontani, sia nel tempo, sia dalla mentalità di noi occidentali, tiene sempre il lettore in attesa di sapere come si evolverà la vicenda. L’interesse per la lettura quindi non viene mai meno, grazie (oltre che a questa distanza temporale, geografica e culturale) ad uno stile essenziale ma efficace, senza peripezie stilistiche: tutto è descritto con semplicità e, di conseguenza, con una grande resa espressiva, che non annoia, né rischia di distrarre o fuorviare dalla via che l’autore voleva imboccare.

Un giudizio finale: da leggere in autobus
(o in treno, dove l’ho fatto io)
Di sicuro al termine della lettura non si rimpiange di aver usato del tempo per questa lettura (forse si rimpiangono soltanto i molti soldi spesi… sarebbero da rivedere i prezzi: ritengo ingiusto spendere 20 euro per un libro soltanto, per quanto bello possa essere!) in quanto la storia, come già detto, è scorrevole, piacevole, con un bell’intreccio e un buon messaggio. Certamente però non diventerà un classico della letteratura: il limite più grande è quello già sottolineato del non scendere in profondità dove si sarebbe potuto. Lo stile (per quanto efficace) dà l’impressione di una certa superficialità nella scrittura, testimoniata proprio da tale mancanza. Proprio per questo è un libro da autobus (o treno): un libro di livello più alto non potrebbe essere letto in un contesto così affollato e rumoroso, mentre questa lettura non subisce interruzioni problematiche in luoghi di questo tipo. Qualche riflessione in più avrebbe elevato di molto il giudizio, ma non avrebbe permesso la lettura in autobus/treno: ma qualche libro da leggere in autobus ci vuole.

