"Racconti ritrovati - Racconti perduti"
di Leandro Pareschi
Autore: John R. R. Tolkien
Titolo: “Racconti ritrovati” e “Racconti perduti” (i due testi sono considerati insieme in quanto narrano un’unica storia, pur essendo divisa in due volumi distinti)
Casa editrice: Bompiani, 1983 e 1984
Trama
Le storie narrate sono le stesse del Silmarillion, ma nella loro forma originaria. Vi troviamo il racconto della musica degli Ainur e della creazione del mondo, le lotte tra i Valar e Melko (non si chiamava ancora Melkor), la nascita di Elfi e Uomini, la creazione dei Silmaril e il loro furto da parte di Melko, e poi le vicende di Beren e Tinuviel (cioè Luthien), di Turin e di Tuor e della sconfitta finale di Melko.
Tutto è narrato com’era stato in origine concepito da Tolkien, fin dagli anni ’10: il testo infatti si basa sui quaderni d’appunti di Tolkien, ripresi e sistemati dal figlio.
Sono già presenti tutte le vicende che in seguito costituiranno il Silmarillion, ma con grandi differenze e lacune: alcune vicende non sono ancora state concepite o sono molto abbozzate (per esempio tutte le guerre tra Elfi e Melko per la riconquista dei Silmaril), mentre altre saranno poi abbandonate nella versione posteriore (come gran parte dello splendido racconto della creazione del Sole e della Luna). Molti racconti sono molto più sviluppati e ricchi di particolari che nella seconda versione, altri invece sono completamente diversi nell’impostazione e soprattutto nei nomi di personaggi e luoghi. La mitologia tolkieniana è quindi ancora incompleta e spesso incongruente con se stessa. Mentre la prima parte (quella che riguarda le storie dei Valar) è molto più sviluppata e ricca di particolari rispetto al Silmarillion, la seconda (quella riguardante le storie degli Elfi) contiene soltanto quattro racconti molto estesi, che nel Silmarillion saranno ridimensionati ed inseriti in un contesto più ampio.
Le storie sono narrate all’interno di una cornice narrativa che il Silmarillion perderà: un viaggiatore, Eriol, giunge all’Isola Solitaria, dove vivono gli Elfi, i quali, nel corso del suo soggiorno, gli narrano queste storie dei tempi antichi. La concezione delle storie è quindi sostanzialmente diversa: si tratta davvero di miti narrati attorno ad un fuoco. Tutto contribuisce a dare questa idea: l’imprecisione dei racconti e dei nomi, le lacune nella narrazione o le incongruenze all’interno delle diverse storie.
Al termine di ogni racconto, il figlio dell’autore, Christofer Tolkien, offre un commento alla storia, aggiungendo particolari sulla composizione del testo in questione, ponendo in evidenza differenze rispetto al Silmarillion, o aggiungendo poesie o testi collegati al racconto narrato, in modo da dare al lettore una visone più completa delle storie, guidandolo alla scoperta di come il padre abbia concepito i suoi miti.
Messaggio
La tematica espressa in questi racconti è strettamente collegata a quella che viene pienamente e compiutamente espressa negli scritti tolkieniani più famosi. Esiste infatti un nesso di continuità tra questi scritti e quelli posteriori. Non viene inventata e poi conservata soltanto la trama, ma l’intera concezione mitologica, che in storie del genere è un tutt’uno con lo sfondo morale che l’autore intende dare a personaggi ed azioni: lo sfondo mitologico è per queste storie quello che possono essere i racconti della creazione per un credente di ogni religione. Fin dagli inizi di queste sue concezioni Tolkien pone forte l’accento sul dualismo insito nel mondo e nelle sue creature, sebbene queste ultime non abbiano grandi legami col genere umano (gli uomini hanno infatti poca parte in queste storie). Seguendo fedelmente il messaggio cristiano, Tolkien mostra, nelle diverse narrazioni, come la caratteristica di ogni essere sia la possibilità di scelta tra due strade opposte: ad ogni livello delle diverse esistenze che Tolkien immagina (Valar, Maiar, Elfi e Uomini) vi è chi sceglie di condurre la propria vita secondo ciò che è detto bene o secondo il male. Vengono insistentemente poste in luce la perversità delle azioni malvagie e lo sforzo costante che la controparte buona deve mettere in atto per osteggiarle. Viene così dipinto un mondo che, per quanto fantastico e lontano dal nostro quotidiano, si avvicina di molto al nostro comune mondo morale, in cui continuamente ci dibattiamo: i personaggi sono esseri che si pongono dubbi ed hanno difficoltà commisurate al loro mondo, ma del tutto paragonabili alle nostre, ed il loro modo di risolverle rappresenta un esempio del nostro possibile comportamento.
La grande differenza dal messaggio cristiano - molto palese - sta nella risoluzione del conflitto tra male e bene: non esiste qui una sconfitta totale e definitiva del male. Ciò che si sconfigge è soltanto un signore maligno. Non esiste qualcosa di risolutivo contro il male, come nella teologia cristiana: il bene riesce a prevalere sul male terreno, ma non riceve la consolazione della sconfitta definitiva della parte avversa, poiché, sebbene la personificazione del male sia stata distrutta, esiste sempre la libera scelta del singolo, che può sfociare nell’azione malvagia (in questi racconti non si riproporrà il problema di un secondo signore malvagio, ma chi ha proceduto nella lettura degli scritti tolkieniani sa bene che il “Signore degli Anelli” non è altri che un servo del primo signore malvagio, a riprova del fatto che una volta sconfitto il male, esso può ricomparire e provocare gli stessi scompigli del passato, senza che esista un metodo sicuro per sconfiggerlo).
Queste storie sono dunque un grande racconto sulla libertà: esse trattano del bene e del male, presentandoli per quello che essi sono, cioè il frutto della libera scelta del singolo di fronte alla vita e mai come qualcosa di ineluttabile o di prescritto da un immaginario fato (nonostante l’opinione contraria che si potrebbe avere leggendo la storia di Turambar).
Stile
La scrittura di Tolkien è, come spesso succede, pesante da seguire. Soprattutto in queste storie, nella forma originale, abbondano descrizioni particolareggiate di situazioni o luoghi naturali, che il lettore spesso fatica a seguire con attenzione. Lo stile, come nel Silmarillion, ha un tono maestoso e arcaico, farcito di termini ricercati e anticheggianti, allo scopo di trasmettere l’idea di un racconto mitico. Nessuna descrizione è però lasciata incompiuta, come accade invece a volte nel Silmarillion (dove c’era un’esigenza di brevità che qui non esiste ancora): ogni moto dell’animo, azione, descrizione di luogo o situazione è compiutamente presentata, trasmettendo al lettore la pienezza dell’idea originale di Tolkien.
Tutto ciò produce testi davvero lunghi e abbondanti di particolari inesistenti nella versione successiva, rendendo la lettura una vera impresa, a volte. A ciò va aggiunta la grande confusione di nomi (che compaiono spesso in due o tre forme diverse) o degli eventi (narrati a volte in modi opposti in diversi racconti). Le note del figlio contribuiscono a chiarire alcuni punti dei racconti ma spesso introducono questioni ulteriori, che il lettore probabilmente non si sarebbe posto, e inoltre si dilungano di molto anch’esse, spezzando il ritmo narrativo.
Nel complesso si tratta di una lettura complessa, ricca di contraddizioni e di questioni lasciate in sospeso, oltre che lunga e scritta con un linguaggio che richiede alta attenzione.

Un giudizio finale: da leggere a Letto
Ovviamente, per chi non si sia mai appassionato alla narrativa di Tolkien, questi racconti hanno valore pari a zero. Uguale discorso per chi non sia mai riuscito a portare a termine la lettura dello stesso Silmarillion. Ma per chi, invece, abbia sviluppato un vivo interesse per l’intera mitologia tolkieniana, questi racconti offrono due pregi ulteriori:
- ampliano la narrazione contenuta negli altri libri di Tolkien: presentano situazioni mai viste in altri scritti oppure danno un significato nuovo a racconti del Silmarillion, aggiungendo particolari persi in seguito.
- danno la possibilità di seguire, per quanto poco e superficialmente, lo sviluppo delle concezioni della mitologia tolkieniana, seguendo le varie versioni scritte dall’autore negli anni e la maturazione dei personaggi e delle storie nella sua fantasia. Un ottimo modo per seguire l’evoluzione creativa di uno scrittore.

