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LOMBALGIA

 

L’80 per cento delle persone ne soffre durante l’arco della vita

 

 

di Massimiliano Colucci

 

     
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Chi non ha mai sofferto, almeno una volta, di mal di schiena? Un problema più diffuso di quanto si sospetti, e che colpisce soprattutto le persone in età lavorativa, con un importante impatto psicologico, sociale ed economico. Assolutamente vietato, però, astenersi da ogni movimento: l’attività fisica, infatti, rimane il principale mezzo terapeutico e preventivo, meglio se coordinata con l’aiuto di un professionista sanitario.


Che cosa s’intende per mal di schiena?
«Una manifestazione dolorosa di solito localizzata alla parte bassa della schiena – spiega il prof. Claudio Ferraro, docente  all’università di Padova e direttore dell’unità operativa di riabilitazione ortopedica dell’azienda ospedaliera – È detta anche lombalgia e origina per lo più dalla colonna vertebrale lombare (intendendo non solo l’osso, ma anche articolazioni, legamenti e muscoli adiacenti). La lombalgia si distingue in acuta (durata inferiore a 1 mese), sub-acuta (durata 1-3 mesi) e cronica (durata superiore a 3 mesi); si può associare a irradiazione dolorosa lungo l’arto inferiore, se le radici del nervo sciatico che vengono dalla colonna lombare sono irritate e compresse (ernia del disco): si parla allora di lombosciatalgia».


Quant’è diffuso?
«Il mal di schiena è tra i più frequenti disturbi muscolo-scheletrici dell’uomo. Quasi l’80 per cento della popolazione nell’arco della vita ne soffre. Compare soprattutto in età lavorativa (il 50 per cento è colpito nell’arco di un anno), con altissimi costi individuali e sociali, in termini di spese per accertamenti, cure, e ore di lavoro perse. Ma non manca nei soggetti di età superiore ai 65 anni».


Come si manifesta?
«La lombalgia acuta con un intenso dolore in regione lombare, improvviso, spesso dopo un piegamento in avanti del tronco o il sollevamento di un oggetto. Di solito guarisce in breve tempo, spontaneamente o con provvedimenti (riposo, antidolorifici) presi dal medico di famiglia. Al contrario, la lombalgia cronica rende in diversa misura inabili a svolgere attività fisiche di vita quotidiana e lavorative, e non sempre è di facile soluzione: infatti, pur riguardando solo il 5% dei pazienti, comporta l’80 per cento dei costi del mal di schiena».


Quali sono le cause?
«Solo nel 15 per cento dei casi si identifica una specifica alterazione organica: ad esempio, ernia del disco, instabilità vertebrale degenerativa (da artrosi), scoliosi lombare, crolli dei corpi vertebrali (da osteoporosi), postumi di traumi alla colonna, ecc. Nelle forme specifiche è proponibile una terapia mirata, talvolta anche di tipo chirurgico. Nel restante 85 per cento si parla di lombalgia aspecifica: spesso a questi pazienti sono proposte le cure più disparate, talora contraddittorie e inefficaci».


Come inizia l’iter terapeutico?
«Oggi, per garantire una maggiore possibilità di successo, tra gli specialisti c’è consenso sulla necessità di volgere l’attenzione, anziché alla sola colonna, alla “persona” affetta da lombalgia. Il paziente, nella sua condizione di sofferenza cronica, presenta anche fattori psichici: l’ansia di non conoscere l’origine del dolore, la depressione quando non si trova una soluzione adeguata, il rifiuto di muoversi per paura del dolore o di un danno alla schiena. Poi ci sono i fattori sociali: insoddisfazione per il posto di lavoro, contrasti con i colleghi o familiari. È perciò essenziale che il medico identifichi, con un’accurata anamnesi, tutti i fattori capaci di influenzare negativamente il disturbo. Tale interazione col paziente è già atto terapeutico: consente al medico di suggerire le norme comportamentali e di igiene motoria e posturale più consone per la schiena del paziente, e a quest’ultimo di ricevere giuste informazioni e rassicurazioni».


E l’aspetto riabilitativo successivo?
«Il momento principe, nel trattare il mal di schiena cronico, è l’esercizio fisico, ovvero la cinesiterapia o la ginnastica medica per il mal di schiena, svolte possibilmente in forma personalizzata. Il rifiuto ingiustificato di muovere la schiena a causa del dolore, e di conseguenza l’astensione dalle comuni attività, col tempo causano una progressiva perdita della condizione fisica, specie per le strutture muscolari della colonna: ciò comporta un aggravamento del dolore e della disabilità. L’esercizio fisico mirato spezza il circolo vizioso dolore – decondizionamento fisico – dolore, aumentando la forza, la resistenza e l’equilibrio muscolare, e il recupero della flessibilità articolare».


Esistono centri di riferimento per la cura?
«Sul territorio ci sono centri di fisioterapia pubblici e privati: qui, medici specialisti in medicina fisica e riabilitativa e fisioterapisti si dedicano alla cura dei pazienti, provvedendo al recupero funzionale con la ginnastica medica, da svolgersi individualmente o in piccoli gruppi, in palestra riabilitativa o in piscina».


Cos’è l’idrocinesiterapia?
«È una riabilitazione fatta in ambiente acquatico, in una piscina appositamente attrezzata, sfruttando le proprietà fisiche dell’acqua comune riscaldata o quelle fisico-chimiche dell’acqua calda termale, come nel caso del bacino termale euganeo. Quest’ultima in particolare, per la sua maggiore densità rispetto all’acqua comune, esercita una cospicua spinta idrostatica verso l’alto sul corpo umano (secondo il principio di Archimede), riducendo gli effetti della forza di gravità. Così, nella colonna vertebrale lombare malata, si riducono il tono dei muscoli, la tensione dei legamenti deputati a muoverla e a sostenerla, e la compressione dolorosa cui è soggetta fuori dall’acqua. Si sommano poi altri benefici effetti legati al calore e all’idromassaggio. Si ha quindi la condizione ideale per eseguire esercizi terapeutici, impensabili fuori dall’acqua, che poi consentiranno al paziente di ripetere con maggiore facilità gli esercizi “a secco” in palestra riabilitativa o a casa».


Altre terapie disponibili?
«In pazienti selezionati si possono abbinare modalità per combattere il dolore, come la massoterapia, l’elettroterapia e l’agopuntura. Hanno tutte la proprietà di aumentare la soglia di percezione del dolore, in quanto stimolano i meccanismi fisiologici che lo controllano, propri del sistema nervoso. Non dimentichiamo, infatti, che l’obiettivo dei programmi terapeutici e riabilitativi per i lombalgici è di permettere loro di reinserirsi nell’ambiente lavorativo e sociale, migliorando la loro qualità di vita».

 

© "la Difesa del popolo", 19 luglio 2009

 

 

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