Obesita'
Studio e trattamento integrato della malattia: aperto centro a Padova
di Massimiliano Colucci
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È stato inaugurato a Padova, l’aprile scorso, il centro per lo studio e il trattamento integrato dell’obesità dell’Azienda ospedaliera, nato per affrontare in modo globale – con professionalità che spaziano dal medico internista al chirurgo, dallo psicologo al nutrizionista – una delle principali epidemie del mondo occidentale.
Sono infatti circa 300 milioni, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le persone obese nel mondo, un miliardo se aggiungiamo quelle in sovrappeso. Di questi, 4 e 16 milioni, rispettivamente, sono italiani, una quota che in media aumenta del 2,5 per cento l’anno. Nella nostra regione, sono “appena” 500 mila gli obesi, responsabili di un costo per la sanità sui 700 milioni euro annui: in media, 1.400 euro procapite, quasi 100 mila nell’arco di una vita.
«L’obesità comporta una delle spese sanitarie più elevate – spiega Roberto Vettor, direttore della clinica medica 3^ dell’Azienda ospedaliera, presidente della Società italiana dell’obesità e responsabile del nuovo centro – se si pensa che quasi il 15 per cento della popolazione ne è affetta. Il dato veramente preoccupante, tuttavia, riguarda l’obesità infantile, che arriva al 36 per cento. Significa che gli adolescenti di domani svilupperanno malattie cardiovascolari che diminuiranno di gran lunga la loro aspettativa di vita rispetto ai coetanei».
Che cos’è l’obesità?
«Abbiamo un semplice parametro, chiamato Bmi, che utilizziamo come primo riferimento per identificare il soggetto obeso. Definiamo tale una persona con un valore superiore a 30. Questa determinazione si basa però solo su peso e altezza, e non è sempre attendibile: un body builder “pesa”, e avrà un Bmi fuori norma, ma non per questo potrà essere considerato obeso».
Di base c’è sempre un aumento del grasso corporeo…
«Che solitamente nella donna assume una disposizione ginoide, “a pera”, cioè tende ad accumularsi su glutei e fianchi, mentre nell’uomo ha una disposizione androide, “a mela”, su tronco e addome. Per questo, nel corso di una prima visita, oltre al Bmi, misuriamo la circonferenza addominale, che non deve essere superiore ai 102 cm nell’uomo e 88 cm nella donna».
Significa considerare l’obesità in modo più ampio?
«Tanto per cominciare io parlerei “delle” obesità. Non sono tutti uguali i soggetti obesi: l’obesità insorge in momenti diversi della vita, varia da uomo e donna, e diverso è lo sviluppo delle sue complicanze. Per questo sostengo la necessità che siano degli esperti a far diagnosi, o quanto meno dei medici».
Qual è il meccanismo con cui s’instaura la malattia?
«Ci sono alterazioni del tessuto adiposo, un tessuto importante che svolge diverse funzioni. Faccio un esempio: se la sua quota totale aumenta può infiammarsi, quindi le cellule cambiano di dimensioni e la loro sensibilità all’insulina, diventando resistenti alla sua azione. Come conseguenza, si ha l’insorgere del diabete».
Ma come si “ingrassa”? Mangiando troppo?
«Non è così semplice: si diventa obesi mangiando più di quanto consumiamo. Un carico di 4 mila calorie al giorno, adeguato per un boscaiolo, diventa decisamente sproporzionato per un impiegato. Ma non dipende sono dalla sedentarietà. Ci possono essere cause genetiche, alterazioni ormonali. L’età stessa: diminuendo la massa muscolare, diminuisce il consumo di energia. Il risultato finale è che quando si verifica un eccesso di calorie non consumate, queste si accumulano nel tessuto adiposo, che ha appunto funzione di deposito».
E a lungo andare compaiono le complicanze: quali sono?
«Le principali sono il diabete, la dislipidemia, l’aterosclerosi e malattie correlate come l’infarto cardiaco e l’ipertensione arteriosa. Alcune complicanze non sono immediatamente correlate all’obesità, ma si è visto che alcuni tumori, come quello della mammella, al pancreas e al colon-retto, probabilmente per via della scorretta alimentazione, sono più frequenti negli obesi. Vanno considerate anche le alterazioni a carico del sonno: un aumento del grasso a livello toracico e addominale favorisce apnee ostruttive, che si associano ad alterazioni del ritmo cardiaco o alla morte improvvisa».
Possiamo dire, allora, che non si tratta solo di un problema estetico?
«Questo è un concetto importante. Le complicanze dell’obesità hanno una mortalità paragonabile a quella di patologie come l’ipertensione arteriosa e ipercolesterolemia. Non si tratta di una situazione che si risolve coi trattamenti di bellezza, o col “fai da te” di presunte diete o cure miracolose. Purtroppo oggi c’è ancora la mentalità che l’obesità non sia una situazione medica vera e propria. Per questo è importante che si verifichi un cambiamento culturale, prima di tutto nella formazione dei medici, ancora poco sensibili a questo problema emergente».
In che modo incidono gli attuali stili di vita?
«La società fa di tutto per indurre lo stato obeso: poco movimento, tanta disponibilità di cibo, specie ad alta densità calorica. Inoltre l’alimentazione è da sempre considerata un momento di socializzazione – e questa è una realtà che ha radici antiche nella storia, si pensi ai simboli religiosi della “cena” – per cui lo “stare in compagnia” favorire il mangiare senza necessità. Un altro aspetto importante, in tempo di crisi economica, è che il cibo ipercalorico, come quello da fast-food, costa meno. Infine, bisogna considerare come l’obesità sia un vero e proprio business da mantenere, che spazia dal prodotto magico ai centri benessere o di dietetica».
Parliamo ora di terapia: la chirurgia è davvero l’unica soluzione?
«Al momento è l’unica che funziona davvero, ma ricorrervi significa ammettere l’insuccesso di qualsiasi altra pratica. Purtroppo, di fronte a certe condizioni di obesità, non abbiamo strumenti, e il problema è soprattutto di mentalità. Ad esempio, oggi l’ulcera gastrica non si opera più, come decenni fa, perché sono disponibili ottimi farmaci: con l’obesità invece siamo fermi sulla chirurgia, e i farmaci disponibili hanno limitazioni d’impiego. Vale anche per le complicanze: si cura il diabete quando si manifesta nell’obeso, ma non si pensa a trattare l’obesità per evitarne la comparsa».
Un passo avanti lo si è fatto immaginando un nuovo centro dedicato: come funziona?
«Non si è creata una nuova struttura fisica. Presso la clinica medica 3^ c’è il nucleo di coordinamento di una rete che comprende realtà come la clinica chirurgica seconda, la medicina dello sport, la chirurgia plastica, cardiologia, pneumologia e psichiatria. Si è fatto uno sforzo di aggregazione per creare con più specializzazioni percorsi preferenziali e coordinati per i pazienti obesi, quelli gravi in particolare».
C’è un nuovo concetto di gestione del paziente?
«Offriamo, dopo l’inquadramento iniziale – che distingue i pazienti più a rischio da quelli che magari han bisogno solo di un consiglio dietetico – una diagnostica mirata per l’esplorazione dei danni d’organo. Inoltre la strategia terapeutica viene decisa in equipe, considerando le varie professionalità coinvolte. Il modello di questo centro costituirà la base per una futura rete a livello regionale. Considerato che ci occupiamo anche della formazione, tra cui un master sull’obesità, posso dire che si tratta di un punto di partenza importante, da verificare nel tempo».
© "la Difesa del popolo", 12 giugno 2011

