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Salute mentale - Report regione Veneto 2011

 

Anziani e donne sono più a rischio

 

 

di Massimiliano Colucci

 

     
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Sono stati circa 70 mila gli utenti psichiatrici, di età superiore ai 17 anni e residenti in Veneto, seguiti dalla rete assistenziale regionale nel 2009; 17,2 ogni mille abitanti, 4 mila in più rispetto al 2007. Di questi, il 58 per cento sono donne. Sono alcuni dei dati raccolti dall’ultimo Rapporto annuale sulla salute mentale del Veneto, presentato lo scorso febbraio, un lavoro che analizza lo stato della patologia psichiatrica e le strutture dedicate nella nostra regione, con riferimento ai dati del 2009.
«La malattia mentale è un disturbo di tipo psichiatrico che va distinto dal disagio psicologico che gran parte della popolazione sperimenta nel corso della vita – spiega Lorenzo Rampazzo, responsabile del Servizio per la tutela della salute mentale della Regione Veneto – Se subisco un lutto o un divorzio, o perdo il lavoro, è normale e sano avere un periodo di depressione. Nel Rapporto, invece, rientrano quei casi in cui c’è una patologia verificata da un medico psichiatra».


Quali sono le condizioni per una diagnosi di malattia mentale?
«Prendiamo sempre come esempio la depressione. Schematizzando, diciamo che i sintomi vanno valutati sotto tre aspetti principali. Il primo è la frequenza, ovvero quante volte si presentano i disturbi: una volta al mese o tutti i giorni? Poi la durata: durano pochi minuti oppure un’intera giornata? Infine, l’intensità, ovvero il modo in cui una persona li gestisce: è semplicemente triste, oppure non si alza dal letto per svolgere le attività quotidiane? Il riferimento successivo è a uno standard internazionale, a criteri la cui presenza è necessaria per la diagnosi. Ci sono due classificazioni in vigore: il manuale Dsm-IV e il sistema Icd-10».


La malattia mentale nel Veneto è in aumento?
«In base ai dati che abbiamo, non è possibile questo tipo di valutazione, così come confrontare i nostri valori con quelli di altre regioni, in quanto il tipo di indagine da noi svolta non è disponibile ovunque. Facendo però una riflessione più estesa, che consideri i dati in letteratura, non c’è indicazione per dire che in Veneto la malattia mentale sia più o meno presente rispetto al resto d’Italia».


Quali sono le variabili che incidono di più?
«Sono il genere, la fascia d’età e le condizioni socio-culturali. Ad esempio, nelle Ulss del bellunese e del rodigino la malattia mentale è più presente, in quanto la popolazione è più anziana, a prevalenza femminile, e con condizioni sociali più depresse. Anche i periodi di crisi, specie di tipo economico, incidono in modo significativo, causando un aumento della malattia mentale, perché rendono più incerte le condizioni di vita. Chi ha una condizione economica migliore non è meno a rischio di malattia mentale, ma ha maggiori risorse per affrontarla: un professionista, rispetto ad un operaio, capisce meglio come comportarsi, ha meno problemi di stigmatizzazione, conosce meglio i servizi disponibili».


Come valutare la maggiore incidenza femminile?
«Esiste una differenza costituzionale tra i sessi, di natura genetica, su cui incidono poi fattori culturali: il diverso ruolo della donna nella società, di minore libertà e maggiore debolezza. Quando un soggetto è più fragile, è più a rischio di sviluppare la malattia. Lo stesso vale per l’anziano, in cui la malattia mentale aumenta di frequenza».


Com’è strutturata l’assistenza sul territorio?
«In ogni Ulss c’è un servizio psichiatrico di diagnosi e cura, un reparto ospedaliero per il trattamento delle emergenze, di breve durata. Superata la fase acuta, tutto l’intervento si svolge sul territorio. Il fulcro è il Centro di salute mentale (Csm), servizio ambulatoriale collocato nei distretti. È la vera porta d’ingresso all’assistenza psichiatrica».


Come funziona il Csm?
«Quando un paziente ha bisogno, dovrebbe recarsi direttamente qui, dove viene fatta la valutazione diagnostica. Stabilito che si tratta di un paziente psichiatrico, si definisce un programma terapeutico individualizzato, che può prevedere una varietà di interventi. Ad esempio una gestione solo a livello ambulatoriale, mediante incontri con psicologo o psichiatra, come avviene nella maggior parte dei casi; oppure l’inserimento in strutture residenziali o semi-residenziali, quali i centri diurni, dove si svolgono attività di gruppo».


Cosa sono le strutture residenziali?
«Ce ne sono di tre tipi: le comunità terapeutiche-riabilitative protette (Ctrp), per le situazioni più gravi e acute; le comunità alloggio, per una fase più avanzata del programma, in cui i disturbi sono ben gestiti ma la persona non è ancora in grado di vivere da sola; infine i gruppi appartamento protetti. La gravità del disturbo diminuisce progressivamente passando dalle prime agli ultimi, e con essa l’intensità dell’assistenza; varia anche il tipo e il numero di operatori coinvolti. Nei Ctrp ad esempio, sono presenti nelle 24 ore, in un appartamento solo 4-5 ore al giorno, e per il resto le persone si gestiscono autonomamente».


Com’è l’assistenza nel Veneto?
«Nella nostra regione c’è una buona offerta di servizi, ben distribuita, con buoni standard quali-quantitativi. Probabilmente i bisogni del territorio richiederebbero un’offerta maggiore, in termini di servizi e personale. L’obiettivo, come pubblica amministrazione, di garantire i livelli essenziali di assistenza è raggiunto. Certo si potrebbe fare di più».


Quanto è importante la salute mentale oggi?
«Due cose mi preme sottolineare. La prima è che la dichiarazione sulla salute mentale dell’Unione europea afferma che non c’è salute senza salute mentale, e che questa è fondamentale per la qualità della vita. La seconda è che la disabilità legate alla malattia mentali e i relativi costi sono circa il doppio di quelli legati al cancro, e maggiori di quelli dovuti alle malattie cardio-vascolari, nonostante l’attenzione della popolazione e di politici e amministratori sia concentrata su queste due ultime categorie di malattie».

 

© "la Difesa del popolo", 10 aprile 2011

 

 

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