Manifesto di “Impubblicabile.it”

 

 

 

Ammettiamo sinceramente che il nome descrive il contenuto di questo sito: fuori da ogni ironia, ci troverete sicuramente cose di livello... impubblicabile, o per lo meno bisognose di un buon lavoro di editing.

 

Ma ci appelliamo al significato ideologico e preferenziale del titolo: “Impubblicabile”, ovvero tutto ciò che una casa editrice oggi non pubblicherebbe, secondo criteri di vendita che il pubblico ha imparato a conoscere e che nessuno ormai ha più la delicatezza di nascondere. Ciò che risulta troppo complesso, troppo sperimentale, troppo lontano dal gusto della società acquirente, così come l'immaginario degli addetti al marketing la vede, troppo scevro dalle tre S, troppo idealistico o spirituale: insomma, le idee di tre autori che imparano a camminare da sole in uno spazio libero e non asfittico.

 

Ci diverte poi, e perdonatelo a noi amatori della retorica vetero-testamentaria, sentir risuonare l'Impubblicabile come un'entità assoluta sopra le nostre teste, quale l'Invisibile, l'Innominabile, l'Incommensurabile... E con sensibilità francobattiatesca: sia lode all'Inviolato!

 

 

 

Perché in tre?

 

Il nostro “manifesto” non ha nessuna particolare pretesa programmatica o assolutizzante: è il frutto di un’esperienza, vissuta tra noi e con altri giovani artisti.

Il nostro primo punto di riferimento è l’unità, pur nella diversità di formazione e di percorso personale. Un’unità che non significa uguaglianza, dacché non esiste un artista uguale ad un altro, né reciproca assimilazione o livellamento delle rispettive identità.

Cos’è, allora, che ci unisce? Qual è il motore di tutto?

Due parole: volontà e fraternità; o meglio, volontà di fraternità.

Non fraternità come mero “embrassons nous” o stare insieme. Fraternità come rispetto e ascolto delle rispettive discipline, concezioni artistiche e, soprattutto, delle rispettive umanità.

Fare in modo che l’arte che ci accomuna riesca a diventare luogo d’incontro non solo tra professionisti ma anche tra persone. Una condivisione che sia il più possibile divertimento, piacere, passione, discussione, confronto, maturazione.

Sarebbe mera illusione pretendere di ottenere tanto senza un impegno della propria volontà, della propria dimensione decisionale. Si tratta, alla fine, di investire la propria libertà in una scelta.

Pur nel grande spazio che della nostra vita offriamo all’opera d’arte, siamo prima di tutto artisti, e quindi persone. Pertanto, non possiamo trascurare che far incontrare opere ed esperienze artistiche significa far incontrare le singolarità nascoste dietro ad esse, ed infuse in esse.

 

 

 

Perché “Impubblicabile”? L'arte vista dalla fraternità

 

Spesso la logica del mercato ci appare così: realizzo un prodotto, e se sono bravo a sufficienza il pubblico lo comprerà.

Per noi, invece, l’opera è più simile ad un patto, una relazione, un incontro fra scrittore e lettore. Questo avviene – e deve avvenire – prima del vincolo commerciale.

Questo non si può pubblicare.

La relazione, l’identità, la vita stessa è impubblicabile.

 

 

 

Lo scrittore

 

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.»


C’è una dimensione gratuita nell’essere scrittore: si dona qualcosa al lettore.

Ciò appare anche nella dinamica della gestazione dell’opera: lo scrittore accoglie l’opera – ovvero l’idea dell’opera - come un dono da cui si lascia fecondare.

La gestazione di un’opera è simile alla gestazione di un figlio.

Si scrive per il lettore, ma anche per la Letteratura, ovvero per rendere testimonianza alla bellezza in sé, con gli strumenti della propria epoca e del proprio ambiente. Si tenta prima di tutto di produrre Bellezza, senza secondi fini.

Lo scrittore non deve mai temere di trasmettere un messaggio, anche se prendere posizione può risultare rischioso e faticoso. Ha anzi il dovere di impiegare tutta la sua volontà e tutto il suo impegno per dare dignità all’opera nella quale pone tutto se stesso. Se l’uomo è niente, allora anche la sua opera lo sarà: bisogna essere, esistere, vivere pienamente perché possa farlo anche l’opera.

 

 

 

Il lettore

 

Anche il lettore ha qualcosa da offrire allo scrittore: la sua disponibilità di ascolto.

Ciascuno è libero di esprimere il suo consenso e la sua adesione o meno a qualsiasi opera, ma senza trascurare che anche come lettori è necessaria un’educazione nei confronti della letteratura.

Tutti siamo lettori prima ancora di essere scrittori. Chi non è scrittore non sviluppi un senso di inferiorità nei confronti degli autori: il ruolo del lettore è altrettanto fondamentale. L’uno non esisterebbe senza l’altro, e viceversa.

Forse il segreto di un'esperienza di lettura autentica sta nel tentativo di incontrare il mondo dell’autore, così come si cercherebbe la conoscenza di qualcuno che ci sta davanti.

 

 

 

Padova, lunedì 24 dicembre 2007

Massimiliano Colucci, Leandro Pareschi, Sofia Tisato

 

 

 

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