Una rubrica teologica non è tale senza un gruppo di collaboratori affiatati e competenti. Di conseguenza, Theo-Log ha deciso di istituire l’Accademia Teologica di Impubblicabile.it, una facoltà virtuale di studi teologici. Abbiamo reclutato docenti e ricercatori di fama internazionale, i migliori nelle rispettive discipline, perché fossero in grado di fronteggiare senza timore ogni dubbio sollecitato dalla vostra infima fede o dal vostro patetico anticlericalismo…
Invitate le vostre domande all’Accademia usando il modulo Contatti: sarà indirizzata al docente di competenza, e la risposta (dopo i tempi d’ufficio) sarà data direttamente online.
Ecco l’elenco docenti e ricercatori che hanno dato l’adesione per quest’anno accademico. Nuovi collaborazioni sono previste per il futuro.
Organico dell’Accademia Teologica di Impubblicabile.it
Preside: padre Roboante Porporazzi, dell’ordine dei padri So’maschi, docente di Diritto Canonico.
Vice preside: padre Defendente Logorato, dell’ordine dei padri Dimostratensi, docente di Morale Fondamentale.
Segretario: don Esuberante Sperindio, sacerdote diocesano, docente di Patrologia e Patristica.
Bibliotecario: p. Flagizio Furente, dei Servi della Croce Ignea, comunità di San Bossolo, biblista.
Corpo docenti:
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mons. Patrick Meehawl O’Clever, della diocesi di San Tegwy di Llandygwydd in Albione, docente di Antropologia Teologica ed Escatologia.
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p. Eros Ximenes Cisneros de la Chica, dell’ordine dei padri Passionari di Beata Lola, docente di Morale Familiare.
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mons. Hans Uns von Kleiderschrank, vicario della diocesi di Kopfschmerzen, docente di Teologia Dogmatica.
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p. Anasarcos Sosipatros Zizzoullas, del patriarcato di Calzedonia, biblista.
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don Durante la Messa, vicario della parrocchia di San Birichino in Flagrante, liturgista.
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don Flagello Pasquale, sacerdote diocesano, docente di Sacramentaria.
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mons. Carl Barks, cappellano della parrocchia dei Santi Huey, Dewey e Louie, docente di Storia della Chiesa.
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d. Norvasc Memac, parrocchia di San Zaloplon, docente di Bioetica, consulente di medicina teologica e confessore personale di Dr. House.
Ricercatori:
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p. Fantasio Baggins, chierico della Compagnia di Gesù Ammazzatroll, diocesi di Narnia.
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Dan Brown, unico depositario della verità rivelata.
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George Stobbard, cacciatore di templari.
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Massimiliano Colucci, esperto di Estetica e Narrativa Teologica
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p. Bertrand de Born, dell’ordine dei monaci trobadorici di Santa Provenza.
Indice delle Quaestiones:
Domanda dalla rete:
«Finalmente una rubrica teologica come si deve! Potete consigliarmi alcuni santi da invocare per le situazioni più disparate?» Stefano De Lorenzi
Risponde mons. C. Barks, docente di Storia della Chiesa.
«Carissimo, elencarti tutti i santi protettori richiederebbe un sito a parte. Te ne propongo alcuni, nella speranza che non ti debbano mai servire.
Per chi non si è ancora rassegnato a perderli: san Calvo, vescovo di Napoli (18 novembre).
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Per chi è basso di statura e lavora in miniera: santi Castulo, Primolo, Maiolo, Procolo, Bartolo, Ugolo e Tegulo.
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Per chi corre il Gran Premio: beata Margherita Pole (27 maggio) e san Podio, vescovo di Firenze (28 maggio).
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Per chi ama le grigliate: san Giovanni della Graticola (1 febbraio).
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Per la difesa del Milan: beato Oddo di Novara (14 gennaio).
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Per la difesa della Juve: san Zebinas martire (27 marzo).
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Quando si vuole regalare un profumo alla fidanzata e non si riesce a decidere quale: san Pietro Chanel, patrono dell’Oceania (28 aprile).
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Per chi non si fida dei metodi concezionali in commercio e non vuole correre rischi: san Casto martire (12 maggio).»
Domanda dalla rete:
«Da tempo mi tormenta un dubbio: Gesù ha mai starnutito?» Marco Damiani
Risponde p. F. Furente, biblista.
Mettendo da parte quelle zozzerie dei vangeli gnostici da cui voi sbarbatelli internauti vi lasciate sempre gabbare, per quando riguarda l’approccio esegetico allo starnuto sappiamo che la Bibbia ne parla solo in due passi veterotestamentari – e tanti bastano e avanzano, capito? Il primo riguarda un miracolo del profeta Eliseo (2Re 4, 35) in cui un bambino resuscita e starnutisce sette volte – o viceversa, non è chiaro, e comunque non mi interessa. Il secondo si trova nel libro di Giobbe (41, 11) ed è riferito allo starnuto del Leviatano, un evento a cui nessuno vorrebbe mai assistere, specialmente i dipendenti della Kleenex ©… Siccome nei Vangeli di starnuti non se ne parla, ritengo la questione conclusa – e comunque fin dall’inizio non m’interessava. La prossima volta chiamate padre Anasarcos!
Risponde p. A. S. Zizzoullas, biblista.
L’insigne collega si è dimenticato di un concetto fondamentale espresso in Genesi capitolo 2, versetto 7: Dio crea l’umanità a partire dalla polvere, in ebraico apar, ovvero la parte più delicata e meno consistente della terra, rivelando in questo un’insolita ironia trinitaria. Ha presente quel pulviscolo che si forma sui libri, sulle scrivanie, sui computer, e negli angoli delle stanze, e a volte nel cervello di qualcuno? Ecco, con buona pace di Darwin, l’uomo ne discende. Ma non la usi come scusa per impedire a sua madre di passare l’aspirapolvere in camera sua: il Magistero ancora non identifica quest’atto come genocidio… Date le suddette premesse, è plausibile pensare che, con tutto quel trafficare di polveri e calcinacci, uno starnuto sia perlomeno scappato al buon Dio. Considerato infine che per Dio «tutto l’universo è come polvere» (Sap 11, 22), e considerate le condizioni in cui versa l’umanità oggi, una bella sinusite all’Altissimo non gliela leva nessuno.
Risponde mons. H. U. von Kleiderschrank, docente di Teologia Dogmatica.
Signori, non inficiate l’approccio cristologico alla questione. Se è pur vero che Matteo non parla esplicitamente di starnuti, egli ci riporta tuttavia il logion di Gesù sullo «scuotere la polvere» (Mt 10, 14) il che fa dello starnuto un proprium della sequela. Marco e Luca, da bravi sinottici, riportano lo stesso passo, ma se avessero voluto avrebbero detto dell’altro. Difatti negli Atti la polvere la agitano un po’ tutti: Paolo e Barnaba ad Iconio (At 13, 51) e una folla inferocita a Gerusalemme (At 22, 23), tanto per fare un esempio. Impensabile che nessuno abbia starnutito, in suddette circostanze, e sicuramente Paolo cadendo da cavallo l’ha fatto. E se è vero che l’uomo di Tarso si riteneva imitatore di Cristo (1Cor 11, 1), possiamo altresì sperare che non abbia trascurato un sì semplice atto fisiologico a fini kerygmatici. Se poi i Padri non dicono nulla a riguardo, soprattutto Girolamo, e assodato che Origene nel suo “Perì Archon” appare del tutto disinteressato alla questione, è pur risaputo che nelle facoltà teologiche i docenti di Sacra Scrittura insegnano che la Palestina è zona polverosa, al punto che Gesù può scrivere per terra senza gessetti (Gv 8, 8). Ora, se andiamo a ripercorrere il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, e in particolare le rettifiche della definizione calcedonese, ciò che è veramente Dio, pur essendo «veramente uomo… e consustanziale a noi secondo l’umanità» non può non aver starnutito, e oserei dire persino tossito, almeno una volta in vita, così come non può non aver mai mangiato – e i farisei sanno bene di cosa parlo (cfr. Lc 11, 37) visto che nostro Signore si faceva spesso invitare di qua e di là, ciò che per imitatio Christi molti parroci fanno tuttora. Ne consegue, a mio avviso, che negare la possibilità che Gesù abbia starnutito significherebbe negare la sua umanità, il che è inammissibile, oltre che un tantinello irritante. In un certo qual modo una persona sveglia si accorgerebbe di come anche i dettagli insignificanti della nostra corporeità partecipino, alla fine, alla storia della salvezza…
Risponde d. N. Memac, docente di Bioetica.
Mi permetto un breve intervento. Premesso che
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il Guyton-Hall, Textbook of Medical Physiology, definisce la tosse e lo starnuto come un meccanismo «atto a rimuovere ogni corpo estraneo eventualmente presente» tramite un processo di inspirazione e violenta espirazione;
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che la parola ebraica per definire il peccato (chattat) richiede appunto nella sua pronuncia altrettanta violenta inspirazione ed espirazione (almeno per i dilettanti come me), suggerendo come il peccato dovrebbe perlomeno essere un “corpo estraneo” nell’uomo;
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che è ciò che esce dall’interno a rendere impuri, e non viceversa (Mt 15, 10);
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che il respiro (nephesh) per la cultura biblica è la sede delle emozioni e della psiche, peraltro vicinissima al cuore (leb), sede della libertà e dell’intelligenza, che solitamente gestiamo nel peggiore dei modi;
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che se l’umanità stessa è fatta di polvere, è impossibile frequentandoci non starnutire, in quanto spesso il nostro maggior impegno è di farci del male gratuito a vicenda…
Allora possiamo dire che anche dal punto di vista clinico l’atto dello starnutire e del tossire hanno a che fare con la redenzione dell’uomo. Quindi, se il Figlio dell’Uomo è venuto per tale scopo, confermo che anche dal punto di vista bioetico da ciò dipende la dignità del vivente, e che nulla è fatto a caso.
Risponde mons. P. M. O'Clever, docente di Antropologia teologica
L’unico posto in cui non si starnutisce è l’inferno: troppo caldo per raffreddarsi, e comunque troppa poca umanità.
Domanda dalla rete:
«Reverendi Padri dell'Accademia Teologica,
a partire da GP II, la Chiesa ha posto molta attenzione ai giovani. Ma chi sono i giovani? C’è un limite temporale rintracciabile nella Scrittura oltre il quale un individuo non si può più considerare giovane? Io ritenevo onestamente che i 33 anni di Gesù fossero il parametro più plausibile per una determinazione definitiva dei limiti cronologici della gioventù, ma recentemente ho riflettuto anche che la vita pubblica del Maestro è cominciata a 30, ponendo termine alla età del disimpegno e della vita in famiglia… Quindi 30 o 33? Vorrei inoltre mettere al corrente gli insigni studiosi dell’Accademia che attualmente il limite di età fissato dalla Chiesa per partecipare alle Giornate della Gioventù è di 34 anni, e a questo proposito mi chiedo e chiedo Loro se sia un numero arbitrario o opportunamente desunto da profondi studi biblici…
Con infinita riverenza,
un Giovane ancora per 1 o 4 anni, dipende dalla risposta…» Enrico Lodo
Risponde p. F. Furente, biblista.
Senta lei! Quei babbei di Impubblicabile mi hanno mandato la sua mail… Ma cosa crede? La Bibbia non ha tempo di risolvere i suoi problemi, e nemmeno l’abbiamo noi eminenti studiosi, occupatissimi a scoprire il diametro della cruna dell’ago! Mi spiega che accidenti ci va a fare, a 30 anni suonati, alla Giornata della Gioventù? A far bisboccia con marmocchi colla candela al naso, che neanche sanno a memoria l’Atto di dolore in latino? Ma non ha un lavoro? Si trovi una donna e si metta a sfornare catecumeni per la gloria di Santa Romana Chiesa (e di Dio, s’intende)! Ma se proprio non ci dorme la notte, prima si cerchi un neurologo, e poi legga di seguito:
- Is 40, 30: «I giovani si stancano e si affaticano, gli adulti inciampano e cadono». In altre parole già in epoca esilica i giovani erano dei fannulloni, lo sono tutt’oggi, e se lei pensa ancora a perdere tempo con la GMG è giovane senz’altro. In secondo luogo, se presenta TIA, ictus, parkinsonismi, disturbi coreiformi, atassie di vario genere e specie, nonché predisposizione alla frattura prossimale del femore, si rassegni una volta per tutte all’evidenza…
- Gv 21, 18: «In verità, in verità ti dico: quand'eri giovane, ti annodavi da te la cintura e andavi dove volevi.» Lei se l’annoda la cintura? Non mi dica che usa bretelle, perché in tal caso il suo senso estetico è inqualificabile.
- Pro 20, 29: «Corona dei giovani è il loro vigore, ornamento dei vecchi è la canizie.» Questa è una prova infallibile: come sta messo a capelli? O l’alopecia androgenetica ha spazzato via le sue ultime speranze di diventare brizzolato?
- Pro 22, 15: «La stoltezza è legata al cuor del giovane.» Altra tecnica per identificare la giovinezza, ovunque s’annidi.
- Pro 23, 13: «Non ricusare al giovane la correzione; se lo colpisci col bastone, non morrà.» Questa test è il mio preferito! Si faccia prendere a bastonate da un teologo: se sopravvive, allora è senz’altro giovane...
Risponde p. A. S. Zizzoullas, biblista.
Sappiamo che per il popolo ebraico un età critica è quella di 13 anni e un giorno: il maschio diviene infatti “figlio della legge” (Bar-Mizvah), ovvero uno dei 10 uomini necessari per la celebrazione della liturgia sinagogale. Poteva inoltre contrarre matrimonio valido (per la femmina la soglia è di 12 anni). Se tali sono i limiti temporali per essere adulti, lo sono anche per non essere più considerati giovani? Non lo venga certo a chiedere a me! Rut viene definita giovane (Rt 4, 12), eppure erano passati dieci anni (1, 4) dal suo primo matrimonio, quindi è lecito attribuirle un’età dai 20 ai 30 anni. Davide viene definito il più piccolo tra i giovani figli di Iesse (1Sam 16, 11) quando ancora pascolava pecorelle, ma figuriamoci se l’autore del testo (Chiunque Esso sia…) ci fornisce gli anni precisi: immagino gli stessi che aveva Nostro Signore quando importunava i teologi nel tempio, ovvero in numero di dodici. Invero nessun passo della Scrittura specifica un termine per la giovinezza. Tuttavia, considerato che in ebraico “giovane” si dice “na’ar”, e ricordandoci che le lettere dell’alfabeto ebraico possiedono etiam un valore numerico, scopriamo che la suddetta parola (נ = 50, ע = 70, ר = 200) ha il valore di 320. Premesso che Matusalemme è vissuto 969 anni (Gen 5, 27), se rapportiamo 320 a 969 ne ricaviamo un valore di 0,33: ergo l’età del giovane è circa un terzo, ovvero il 33%, dell’intera vita di un uomo. Quindi Gesù Cristo non a caso è deceduto a 33 anni: «Muore giovane chi è caro agli dèi.», dice un antico adagio.
Risponde p. R. Porporazzi, docente di Diritto Canonico.
La mia versione dei fatti è che il limite di 34 sia del tutto arbitrario. Non lo trovo scritto in nessuna sentenza o decretale, dannazione! Concedo l’attenuante di un 33+1, onde non essere blasfemi nei confronti dell’età di Nostro Signore. La informo che attualmente il Codice di Diritto Canonico prevede:
- 7 anni per essere soggetti alle leggi ecclesiastiche;
- 17 per l’ammissione al noviziato;
- 21 per la validità della professione perpetua;
- 25 per il conferimento del presbiterato;
- 30 anni per l’ufficio di vicario generale ed episcopale;
- 35 per l’idoneità all’episcopato;
- 75 per la rinuncia di cardinali, vescovi e parroci dai loro gravosi impieghi.
Cosa c’entra questo con la sua domanda? Assolutamente nulla… ma si dia una mossa, se vuol fare carriera nella Chiesa!
Risponde Dan Brown, unico depositario della verità rivelata.
Come tutti sappiamo, la vera età di Cristo è stata occultata per millenni da un complotto della Chiesa, con la connivenza dell’Opus Dei, creata appositamente dall’apostolo Giacomo, e dei Focolarini, potente setta fondata subito dopo Nicea da Teodosio II (che come tutti sappiamo aveva indetto il Concilio per avere via libera contro i praticanti dei misteri eleusini, detentori di una copia autentica del Graal). Grave danno al potere secolare del Vaticano ne sarebbe derivato, come tutti sappiamo, se si fosse scoperto che il Maestro era invece morto di vecchiaia, circondato da innumerevoli figli e, come tutti sappiamo, vegliato dalla terza moglie, dopo i costosi divorzi con Maria di Magdala e Giovanna di Cusa (di cui peraltro ci parla Luca nel Vangelo, facendoci intendere essere sposa di un funzionario di Erode – quindi cavaliere templare – sebbene all’epoca, come tutti sappiamo, fosse già amante del rabbino di Nazareth). Ebbene, come ho ampiamente dimostrato nei miei vendutissimi saggi storici, se il Nazareno fosse morto giovane non si spiegherebbe perché i cardinali e i papi siano tutti anziani… Infine il Priorato di Sion ha da tempo scoperto, in merito all’età di Cristo, che… [editato dal webmaster: una simile verità è troppo tremenda per essere rivelata].
Risponde mons. P. M. O'Clever, docente di Antropologia teologica
Diceva Tommaso d’Aquino: «Corporalis aetas non praejudicat animae. – L’età del corpo non è pregiudizievole per l’anima.» (S. Th. III, q 72, a 8, ad 2). Ci possono essere spiriti giovani in corpi vecchi, e spiriti vecchi in corpi giovani. Se non è il computo degli anni a determinare la vecchiaia (cfr. Sap 4, 8), possiamo pensare che lo stesso valga per la giovinezza. Poiché carne e spirito, nel corpo che siamo, sono legati tra loro, allora dobbiamo cercare un diverso parametro per computare. Cosa fa invecchiare l’uomo? Sia il tempo, sia il male: e non necessariamente il primo solo la carne, e il secondo solo lo spirito, poiché tutti e due agiscono sulla persona intera. Crediamo che il corpo risorto e rinnovato dallo Spirito sarà libero da entrambi: allora sarà verosimilmente giovanile, qualsiasi sia il significato che potrà avere tale aggettivo terreno. Non escluderei quindi che il senso della “giovinezza”, per la nostra esistenza, sia di suggerirci come una qualche salvezza per l’uomo sia già in atto “qui e ora” – anche se “non ancora”. Se si sente giovane, mio caro, confidi che c’è lo zampino della Grazia.
Domanda dalla rete:
«Mi servono altri santi utili, non come quelli che stanno sui calendari! Ma è possibile che siano già finiti?» Stefano De Lorenzi
Risponde don D. la Messa, liturgista.
«Ragazzo, non so che problemi tu abbia, ma abbiamo scovato altri santi dal martirologio, e confidiamo che ti torneranno utili...
- Per chi crede che le elezioni, comunque vadano, saranno una fregatura: santi Voto e Felice, eremiti (29 maggio).
- Per chi si sente piccolo e nero: san Calimero, vescovo di Milano (31 luglio).
- Per chi cerca un rimedio a tutto: beata Panacea, venerata a Novara (12 maggio).
- Contro le persone moleste: beato Ludovico Caccianemici (21 maggio).
- Contro i rincari della benzina: beato Esso, monaco (27 dicembre).
- Contro le follie dei Governi in materia di rinnovo dei contratti: san Salario, vescovo di Luni (22 settembre).
- Contro le stragi del sabato sera: sant’Astemio, vescovo di Poitiers (20 gennaio).
- Quando le cose proprio non vanno: Sant’Uffa vergine, venerata ad Amiens (31 gennaio).»
Domanda dalla rete:
«Cara Accademia di Impubblicabile,
ad una mia amica hanno diagnosticato un disturbo di conversione: è grave? Potrà mai salvarsi?» Un animatore di AC
Risponde d. N. Memac, docente di Bioetica
Il disturbo di conversione appartiene al gruppo dei disturbi somatoformi, patologie psichiatriche descritte nell’asse I del DSM IV, la quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali. Si tratta di disturbi che presentano sintomi fisici senza una spiegazione organica.
In generale, il soggetto con disturbo di conversione manifesta sintomi o deficit inspiegabili a carico del sistema nervoso, come paralisi, afonia, anestesie agli arti, pseudo-convulsioni, cecità, ecc.
Secondo la teoria psicanalitica, il disturbo è causato dalla repressone di conflitti irrisolti o dalla “conversione” dell’ansia in un sintomo fisico.
Salvo i casi di simulazione o di possessione diabolica debitamente accertata, dubito che l’anima della sua amica sia in pericolo. Perlomeno, non a causa della malattia in sé… Difatti, se non ha mai avuto problemi di conversione nonostante il disturbo di conversione, ha ancora qualche chance.
Risponde p. F. Furente, biblista
Si tratta di una femmina? Dica alla sua amica di prepararsi ad una lunga permanenza tra le fiamme!
Risponde p. R. Porporazzi, docente di Diritto Canonico
Non ho la più pallida idea di cosa stiate parlando.
Risponde p. E. Ximenes Cisneros de la Chica, docente di Morale Familiare
Anche la sua amica è animatrice AC? In tal caso, per quanto è di mia competenza ed esperienza personale, porrei anch’io delle riserve…
Risponde mons. P. M. O’Clever, docente di Antropologia Teologica
La teologia rileva, indirettamente, diversi disturbi di conversione “sui generis”. Nella mentalità semita, chi soffriva di gravi malattie aveva commesso un qualche peccato per meritarsele: e questo valeva per ciechi, paralitici, sordi, muti e probabilmente ossessi, convulsi e indemoniati. Gesù supera tale mentalità, sciogliendo il legame tra malattia e peccato. Però le guarigioni, da lui compiute, diventano in qualche modo manifestazione di quel Regno alla cui logica gli uomini sono chiamati a convertirsi: abbracciare una nuova giustizia (Mt 5,20), compiere la volontà del Padre (Mt 7, 21) e imitare il suo “stile” (Mt 5, 45), amare Dio e il prossimo (Mt 22, 34-40). Si tratta però di cambiare subito vita (Mc 1, 15): “conversione” in greco si dice “metanoia”, che significa “andare al di là del proprio pensiero”, modificare radicalmente mentalità, prassi, prospettiva. È chiaro che “guarire” significa prima di tutto accettare di farsi curare dalla medicina dell’annuncio, e che un disturbo di conversione indica l’incapacità di interagire col medico annunciatore ai fini della terapia. Di conseguenza, poiché la relazione è rifiutata da chi deve essere salvato, e che le porte dell’inferno sono chiuse dall’interno – come diceva il buon Lewis – un disturbo di conversione ostacola certamente la salvezza. Ma perché qualcuno dovrebbe essere tanto babbeo da rifiutare un dono simile? Conflitti psicanalitici? Forse uno, il più grande di tutti, che riguarda il rapporto tra l’Io (o l’arbitrio?) e le proprie radici: la ribellione verso i genitori, il Padre in particolare… Pretendere di fare di testa propria, rifiutare ogni indicazione sul progetto di vita, volersi ad ogni modo distinguere fino ad opporsi alla relazione, arrivare alla sopraffazione dell’altro dove possibile: questo lo chiamiamo peccato originale, l’unico vero disturbo di conversione codificabile per gli uomini. Niente di nuovo sotto il sole…