Biografia di H. P. Lovecraft 

 

 

   
   
  

 

 

Nasce a Providence, da una famiglia di origini inglesi. Nel 1893 il padre impazzisce e viene ricoverato in ospedale. Da allora Lovecraft vivrà, insieme alla madre, nella casa dei nonni materni.

Già a quattro anni è in grado di leggere e farà della biblioteca del nonno la sua fonte di cultura e sapere. Un sapere ancora legato al diciottesimo secolo, però, cosa che lo farà sempre sentire un disadattato nella società a cavallo tra ottocento e novecento. A ciò va unita l’iperprotettività della madre, che lo limita e lo fa sentire diverso dagli altri (lo convince d’essere talmente brutto che gli altri bambini ne avrebbero paura). Perciò, fin da subito, crea un mondo di fantasia, immaginando già esseri che compariranno nei suoi racconti maturi.

Nel giro di pochi anni muoiono la nonna materna e il padre.

Frequenta ad intermittenza la scuola pubblica, a causa di esaurimenti nervosi, e proseguirà quindi gli studi con precettori privati.

Comincia ad interessarsi di narrativa, con i primi tentativi adolescenziali, ma anche di scienza (costruirà un laboratorio chimico nel seminterrato di casa e sarà redattore di un giornale di astronomia, il “Rhode Island Journal of Astronomy”, pubblicato tra il 1903 e il 1909).

Nel 1904 muore il nonno materno e Lovecraft, con la madre, è costretto a trasferirsi (anche se solo di pochi metri, nella stessa strada).

A diciotto anni, però, abbandona repentinamente la narrativa, disgustato dalla sua produzione. Per dieci anni si dedicherà esclusivamente al giornalismo scientifico e alla poesia.

Nel 1911 cominciano i suoi problemi finanziari, a causa di cattivi investimenti fatti da uno zio.

Nel 1915 inizia una nuova attività: quella di revisore letterario per conto altrui. Questa, purtroppo, sarà sempre la sua attività principale. I suoi racconti, infatti, non incontreranno spesso il favore dei giornali dell’epoca (tra i più famosi c’è il Weird Tales) e, per mantenersi, è costretto al lavoro di revisore. Restano famosi lavori che, più che una revisione, diventano una riscrittura totale dell’originale, tanto da poter quasi essere considerati veri e propri “suoi” racconti.

Nel 1917 tenta di arruolarsi nella Guardia Nazionale ma viene respinto a causa di un intervento della madre e della sua salute cagionevole. Deluso e respinto dal mondo, poiché incapace di affermarvisi, sembra volersi riscattare all’interno di qualcosa di contrapposto: il suo mondo. Dopo dieci anni ritorna all’attività letteraria, che non interromperà più.

Di lì in poi alterna le revisioni all’attività propria e alla partecipazione a svariati convegni di giornalisti nel New England.

Nel 1921 muore la madre.

Nel 1924 si sposa con Sonia Greene e si trasferisce a New York, ma poi si rifiuterà di seguirla nel Midwest, dove lei aveva accettato un lavoro. Torna allora, nel 1926, a Providence, dove sarà aiutato a mantenersi da due zie. Quando Sonia propone di trasferirsi anch’essa a Providence, dove avrebbe potuto mantenere l’intera famiglia, le zie rifiutano e il matrimonio è definitivamente concluso.

Oltre alla grande attività di revisione, mastodontica è stata anche la sua attività di corrispondente letterario con numerosissimi scrittori di narrativa dell’orrore in tutti gli Stati Uniti. Si può dire che fosse all’epoca ritenuto il maestro indiscusso del genere, superando perfino E.A. Poe nella considerazione dei contemporanei. Una generazione di scrittori (che pubblicarono poi fin negli anni sessanta e settanta) venne formata da lui alla narrativa di genere. Testimonianze della sua inarrestabile fantasia, dei suoi timori, delle sue delusioni editoriali, dei rapporti difficili con gli editori, dell’insoddisfazione nei confronti dei suoi racconti, sono presenti nella sterminata raccolta epistolare (circa centodiciottomila lettere scritte in poco più di vent’anni! Di lunghezza variabile tra le venti e le sessanta pagine! La più vasta conosciuta).

Muore a quarantasette anni, a causa di un cancro all’intestino, perennemente insoddisfatto della sua produzione letteraria. Nessuno è mai stato d’accordo con lui su questa considerazione del suo lavoro. Nemmeno noi.

 

È ricordato come il creatore della narrativa dell’“Orrore cosmico”. I suoi racconti più famosi ruotano tutti intorno al tema dell’esistenza di entità altre rispetto alla razza umana, di tipo, essenza, tempo e capacità decisamente diverse dall’uomo, in grado di dominarlo o assoggettarlo in modi sconosciuti. Compaiono alieni, esseri mostruosi, puzzolenti, scritte e formule blasfeme, un libro magico maledetto. Ma non è da confondersi con una narrativa fantascientifica. Sebbene i successivi scrittori di quel genere abbiano sicuramente attinto da lui, il suo scrivere fa da ponte tra il terrore “classico” ed un certo genere di fantascienza.

Nei suoi scritti il terrore nasce dalla non conoscenza delle forme di vita diverse o da i riti inimmaginabili che portano al contatto con entità antiche e pericolose.

I suoi racconti più importanti sono:

“Dagon”; “La verità sul defunto Arthur Jermyn e la sua famiglia”; “Nyarlathotep”; Herbert West, rianimatore”; “I topi nel muro”; “Il richiamo di Cthulhu”; “Il caso di Charles Dexter Ward”; “Il colore venuto dallo spazio”; “Storia del Necronomicon”; “L’orrore di Dunwich”; “Colui che sussurrava nelle tenebre”; “Le montagne della follia”; “La maschera di Innsmouth”; “La cosa sulla soglia”; “L’ombra calata dal tempo”; “L’abitatore del buio”.

Inoltre due racconti revisionati, ma praticamente suoi, che meritano attenzione sono: “La maledizione di Yig”; “Il tumulo”.

 

 

Le informazioni biografiche sono tratte da:

H. P. Lovecraft, Tutti i racconti 1897-1922, Mondadori 1989.

H. P. Lovecraft, Le storie dell'orrore puro. L'incubo - I, Newton & Compton 1993

 

 

 

 

 

 

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