Il nastrino celeste - Commento di Poe

 

 

   
   
  

 

 

Boston, 10/16/1840

 


Miei dilettissimi corrispondenti,

non manco l’occasione di farvi notare come anche tale racconto mi sia giunto con molto ritardo rispetto a tutti voi. Sembra quasi che vogliate tenermi a distanza da voi! Se non fosse per le premure della Signorina Tisato, che è sempre così attenta nel recapitarmi anche gli inviti per le nostre riunioni, resterei inattivo. Avete forse qualcosa da rimproverarmi? Non sarà per quella storia che mi faccio ancora mantenere da mia zia! Ma se anche Howard fa lo stesso!

Comunque, ne riparleremo.

Vorrei davvero conoscere questo Signor Pareschi, ma, dato che non me ne viene data l’occasione, mi limiterò ad esaminare questa Sua opera e a dirGli: cerchi d’inventare trame più consistenti.

Perdio! Come pretende di poter esser pubblicato da un qualsiasi giornale della levatura del Graham’s Magazine? Nemmeno quei bifolchi del Weird Tales accetterebbero un racconto di tale brevità, a meno che non fossero consigliati in ciò da quel buzzurro di H.P.Lovecraft…

Quindi la prossima volta gradirei qualcosa di più considerevole.

 

 

 

Il nastrino celeste

 

 

«Aiuto, aiutatemi, presto venite, là, lassù vicino al torrente, è là, c’è un corpo!». (Come avevo già avuto modo di notare, i Suoi incipit sono sempre ottimi, di sicuro effetto. Peccato che una lunga introduzione, meglio se filosofeggiante, possa dare molti più spunti per caratterizzare la psicologia distorta dei personaggi)

Queste sono le parole che pochi testimoni sentirono un pomeriggio, verso l’imbrunire. Chi parlava era un pastore che aveva abbandonato il suo gregge al pascolo ed era corso giù al villaggio a dare la notizia. (Per una volta potrei trovarmi d’accordo con Howard: potrebbe davvero dire che è un villaggio del New England. Solo lì potrebbero vivere ancora dei puzzoni come quelli che dipinge in queste righe e non è un caso se Howard ci ambienta tutte le sue storielle…vi ci sentirà legato) Aveva trovato un corpo vicino al torrente. Forse era la fine del mistero. Pochi giorni prima, Amy, la figlia del carpentiere, era sparita. L’ultimo a vederla era stato il padre, che l’aveva mandata dal nonno per portargli una coperta. (Ora però cerchiamo di non degenerare nella letteratura spicciola, citando a man bassa le favolette europee. Se si scopre che questa bambina aveva pure un cappuccio rosso io direi che Lei può tranquillamente mandare le sue storie ai fratelli Grimm, e non certo a me…) Ma il nonno non aveva mai visto arrivare la nipotina. Il giorno dopo il sindaco organizzò due squadre di volontari per le ricerche della bimba: una andò verso i monti, l’altra nelle campagne vicine al villaggio. Naturalmente tutti credevano che la bambina fosse stata rapita e molti immaginavano la fine che avrebbe fatto. Per tre giorni comunque si alternarono uomini aiutati da cani, con nessun risultato, nonostante gli sforzi di tutti.

In quei giorni allora tutto il villaggio si ricordò di quel vagabondo visto in paese il giorno della scomparsa e mai più rivisto. Tutti erano sicuri della sua colpevolezza, ma dove cercarlo? (Scriva questo: che tale vagabondo era in realtà il sindaco stesso che, posseduto da un implacabile spirito perverso, andava in giro ad insidiare le povere bambine indifese, travestito da barbone, ma solo con una coperta e nient’altro sotto, in modo da stordirle semplicemente mostrandosi completamente nudo. Le conduceva poi in una casetta in mezzo alla sua vasta tenuta fondiaria dove le costringeva in schiavitù per qualche anno, obbligandole a leggere e trascrivere libri del barone De Sade ed altri testi di perversione erotica, fino a farle diventare esse stesse delle depravate, vendendole poi al bordello della grande città lì vicina, dove poi, durante i loro incontri, avevano la sorte di congiungersi carnalmente pure con i loro parenti inconsapevoli e generare in tal modo figli degeneri. Non Le ispira simpatia questa soluzione?)

Quando quel pastore diede la notizia si ebbe quasi un senso di alleggerimento, poiché nessuno si aspettava qualcosa di diverso. I genitori riconobbero subito la figlia: aveva un neo sull’alluce sinistro e lunghi capelli rossi, segni inconfondibili. I suoi capelli, solitamente legati con un nastrino celeste che risaltava molto, ora erano sciolti e del nastrino nessuna traccia, ovviamente era stato preso dall’assassino, dato che non fu trovato nei dintorni. (Non potrebbe invece il nastrino essere stato cosparso di una qualche sostanza allucinogena che genera, in chi l’ha toccata, stati di coscienza alterata? In modo che il furfante in questione sia smascherato tramite la sua deriva pazzoide dovuta al contatto col nastrino in questione)

Dopo il funerale si cercò il pastore per ottenere quante più informazioni possibili. Incredibilmente anche lui era sparito. Si temeva che l’assassino avesse colpito ancora. Poi si venne a sapere che quel pastore aveva perso il proprio figlio nella stessa maniera. (E questo avvalorerebbe la tesi del rapitore erotomane… ci pensi)

La paura si sommava alla paura, la tensione cresceva sempre più, i nervi crollavano.

Poi un giorno nel villaggio arrivò il cane del pastore. Alcuni pensavano che poiché il cane era solo, significava che il suo padrone era stato ucciso; altri dicevano invece che seguendo il cane sarebbero arrivati all’uomo che cercavano. (Altri ancora dicevano che il cane era la reincarnazione del pastore, anzi no della bambina visto che ne portava il nastrino… perché non aggiungere qualche altro particolare assurdo? Tanto ormai siamo alla fine e chi non s’è già stufato non si accorgerà nemmeno di queste cose) Allora finalmente si accorsero e capirono quello che fino a quel momento era restato celato ai loro occhi: il cane aveva al collo, come lo aveva prima del ritrovamento del corpo di Amy, il nastrino celeste!

(E ciò cosa verrebbe a significarmi? Che sia stato proprio il pastore scomparso il vero assassino? Una lettrice più attenta mi suggerisce che invece sia il cane il vero assassino, altrimenti perché avrebbe egli il nastrino? In effetti questa è l’unica spiegazione plausibile, in accordo con Howard, a parte per il fatto che sia stata la divinità canina ad ordire la trama delittuosa. Si sa, difatti, che i cani non venerano che l’uomo razionale. Quindi, tutt’al più potrebbe essere stato un uomo ad istruire il cane a compiere tutto ciò, creando così una razza di cani assassini ormai insterminabile)

 

Le rinnovo l’ammonimento ad applicarsi ancora nell’arte della produzione di terrore. Un poco di sangue, di scricchiolii, di mugugni strani o di voci imprecisate, sebbene un poco d’antica matrice, sono sempre fascinose per il lettore odierno, il quale, checché ne dica il caro Howard, non si è ancora abituato ad un tipo di narrativa orrorifica davvero moderna, essendo ancora legato a schemi antichi quanto me.

 

Spero vivamente d’incontrarLa alla prossima riunione di scrittori squattrinati del New England, sebbene la Sua terra non ne faccia parte. Conosco la Sua passione per tali luoghi ed è per questo che ho convinto il sindaco di Boston a concederLe la cittadinanza onoraria. Ciò ovviamente Le costerà un barile di Amontillado1

 

Non mi ringrazi per il favore. L’ho fatto in amicizia.

 

Edgar A. Poe

 

 

 

1 The Cask Of Amontillado, Il barile di Amontillado, EAP.

 

 

 

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