IL VAMPIRO
by Micol Campanaro
Sono un essere malvagio. La mia anima è corrotta e non merito alcuna pietà. Nessuno dovrebbe avvicinarsi a me. Dovrei vivere come ultimo degli uomini, ma non sono umano. Probabilmente se così fosse sarei ancora in grado di gioire del semplice calore del sole, o del vento leggero dell’alba. Ma non conosco più alba da così tanto tempo…
Vi chiederete perché dovrei vessarvi con una storia che comincia addirittura nel lontano 1462… vi capisco. Sono sempre stato di natura impaziente e probabilmente sarei il primo a stancarmi di una storia messami sotto il naso con così poca cortesia, proprio come io vi sto, in un certo qual modo, obbligando a leggere la mia…ma vi prometto che questa storia sarà breve. Devo comunque sottolineare che non mi importa molto che qualcuno la legga oppure no . Questo racconto servirà semplicemente a me, per ricordare ciò che sono stato e ricordarmi ciò che sono ora, prima che l’oblio invada con le sue coltri pesanti la mia mente ed addormenti gli ultimi ricordi che mi rimangono sotto il suo velo d’ombra. In fin dei conti, gli umani hanno sempre voluto sapere quale era l’origine del male. Eccovi accontentati.
In realtà non ho avuto una vita molto interessante, almeno finché sono rimasto in casa di mia zia, ad Arras, nel nord della Francia. Faceva la lavandaia, ma visto che i miei genitori erano pur sempre stati "persone importanti" (mia madre aveva sposato un medico) si decise che io avrei studiato latino e greco dal curato della parrocchia.
E così io ed altri tre ragazzi della mia età ci ritrovammo nella casa puzzolente di Cureé Arnauld, ad imparare nozioni noiose mentre non riuscivamo a staccare gli occhi dai ciuffi di pelo bruno che gli uscivano dalle orecchie. In fin dei conti la mia è stata un’infanzia felice. Tutto cambiò trovandomi all’Università di Parigi con quella mia aria da campagnolo e le camicie ben stirate della zia addosso, che profumavano ancora di Arras e della sua lavanderia umida. Sarebbe riduttivo dire che la mia vita era bella. Era semplicemente meravigliosa. Ero una persona simpatica ed equilibrata che non doveva sforzarsi per farsi amare dagli altri. Finché una sera non conobbi Jean.
Non uscivo mai di solito, ma la modesta soffitta che avevo affittato a Parigi in quella sera di maggio era oltremodo calda. Decisi di fare una breve passeggiata. Se non fossi andato, le mie ossa a quest’ora sarebbero cenere, polvere della polvere, e io avrei raggiunto la pace eterna che anelo da troppo tempo. Se non fossi andato ora non dovrei rammaricarmi di tanti omicidi quante sono le notti che ho camminato sulla terra fino ad ora, ed anche più. Ma quella sera sono sceso in strada e mi sono diretto verso il cimitero di Montmartre. E li l’ho visto.
Un essere estremamente bello, Jean. Biondo e risoluto. Ma non sapevo che fosse un vampiro, e che mi avesse scelto da tempo. Non sapevo quel che avrebbe fatto di me.
Che dirle, gentilissimo autore di questa missiva anonima che mi giunge presso la sede di "Weird Tales"? Nella vita tutti noi incorriamo in simili disavventure, ingrati tiri mancini del destino beffardo. Prenda me: se non fossi mai uscito a passeggiare la sera per i campi fuori da Providence, non mi sarei mai avventurato negli oscuri villaggi dei puritani, che isolati dal mondo tuttora tramandano blasfemi segreti; per non parlare poi di quando ho deciso di salire avventatamente su uno automobile per dirigermi nella Grande Mela, autentico caos di vicoli sordidi, popolato da immigrati sanguinari adoratori di Baal! Eppure, le dico, se non avessi compiuto questi passi, non sarei oggi quello che sono, e non avrei mai avuto occasione di ricevere, nella mia tranquilla intimità domestica, la lettera di un autentico vampiro; altro che quelle quattro scartabelle pasquine del Necronomicon!
Pertanto, caro amico, cosa vuol fare? Diventi uno scrittore del terrore! Per la costituzione acquisita, le risulterà agevolissimo il necessario lavorare di notte. Vinca i suoi rimorsi per le memorie dei delitti compiuti, e venga a raccontarceli alle nostre riunioni del circolo "Scrittori stipendiati del Rhode Island": ci farà felici illustrandoci i preziosi dettagli della sua attività infernale, fornendoci generosamente spunto per guadagnare il pane quotidiano! Le prometto che ci riuniremo sempre dopo il tramonto. Consideri poi, per consolarsi, che se fosse rimasto, da modesto mortale bifolco, nella sua epoca oscurantista affollata da curati e lavandaie, avrebbe potuto al massimo aspirare a completare gli studi con il vecchio Abelardo, che suppongo essere stato ai suoi tempi il rettore della Sorbona; pensi invece a quante opportunità le dà la nostra epoca di conoscere lo straordinario progresso in tutti i campi, e soprattutto in quello della narrativa del terrore!
Concludendo, la saluto con affetto. Non mi ringrazi per i consigli…Ma mi permetta solo di chiederle: questo Jean, è sicuro fosse proprio un vampiro? Non aveva strani tentacoli con cui suggeva il sangue delle vittime? Ha mai dimostrato di conoscere gli usi e costumi di un pianeta straniero? Scusi l’inopportuno inserimento nel suo dramma; sa com’è, oggi abbiamo strumenti che all’epoca erano di là da immaginarsi.
Sigillo la lettera per il mio nuovo amico, tenendomi ben discosto dalle corone di aglio.
Cordialmente suo
| <<< Precedente | Successivo >>> | |






