Vanitas - Commento di Lovecraft

 

 

   
   
  

 

 

Vanitas

Racconto di un redivivo

 

 

Eccomi riprendere il lavoro per Lei, congratulandomi innanzitutto per l’ottimo titolo. La storia è chiaramente ambientata in Europa, non è vero? La collochi pure nel Rodigino: conosco molto bene la Sua terra; l’ho visitata in sogno con Edgar Allan Poe.

 

Mi chiamo Engel Geizhals, sono nato da una famiglia di modeste origini in un piccolo paesetto del centro Europa. (Peccato che la famiglia sia modesta, avrei preferito una famiglia nobile rodigina spaventosamente degenerata nel corso degli ultimi trecento anni, ad esempio dopo che il capostipite cacciatore di nutrie se ne ritornò dal Polesine sposando una misteriosa donna del posto che nessuno vide mai… Ma sto già prendendo il largo con le mie fantasie; mi adeguo alle Sue scelte…)

Fin da piccolo dimostravo una spiccata intelligenza ed una propensione per la matematica. (Dica pure che le Driadi gli hanno sussurrato i segreti di Pitagora ed Archimede, oscuri al genere umano) Tutto ciò mi ha permesso, una volta raggiunta la maggiore età, di accumulare un’immensa fortuna, grazie alla quale ho trascorso una vita agiata e senza preoccupazioni di sorta.

Col passare degli anni si erano sviluppati in me sentimenti di egoismo, avarizia e diffidenza nei confronti di tutti coloro che mi stavano attorno, tanto da arrivare a rinchiudermi nella mia casa, nella più profonda solitudine, con l’unica e costante presenza della mia "amata pecunia" (Sto cercando l’autore latino in cui figura questa citazione; è per caso Lucano o Seneca?); il solo visitatore autorizzato ad entrare nella mia dimora era un impresario cui avevo affidato parte delle mie smisurate ricchezze. (Questa figura è interessantissima! Lei ha centrato in pieno un elemento chiave della nuova letteratura: il rianimatore scientifico! Legga il mio "L’esumazione1"!)

Con l’avvicinarsi della vecchiaia cominciai a soffrire di un raro ed incurabile disturbo che mi procurava stati improvvisi di coma profondo. (Citi a piene mani il Maestro Edgar Allan Poe, che soffriva personalmente dei medesimi disturbi di epilessia; ne pagò le conseguenze tra gli altri la povera Berenice2… Ma non divaghiamo) Consultai i migliori medici e specialisti pagandoli profumatamente, ma con risultati pessimi. Mi rassegnai e, da quel momento, non potei far altro che vivere in simbiosi con quel male.

Arrivò anche per me il giorno della morte. Ora accadde che questo impresario venisse, per farmi porre la firma su alcuni documenti ritenuti di vitale importanza, proprio in quel giorno. Trovatomi disteso a terra privo di sensi, credette che io fossi in uno dei miei ormai sempre più frequenti stati di coma dai quali uscivo solamente dopo lungo tempo. (In realtà l’amministratore praticava arditi esperimenti di ripristino delle funzioni vitali, invocando l’aiuto di qualche oscuro Essere demoniaco: Le lascio scegliere tra Cthulhu3 e Nyarlathotep4, in base al livello di fetore che vuole emanare nelle Sue atmosfere: Cthulhu è più solforico, Ny. tempestosamente meteoritico)

Decise così di lasciarmi nella mia casa, sotto controllo, finché non mi fossi risvegliato. (Quando si risveglierà, gli attribuisca qualche strana sensazione, come quella di muovere vischiosi tentacoli, o di avere la testa in un secchio insieme a cellule di serpente in autogenerazione)

Subito dopo il trapasso mi ritrovai in un luogo incredibile, (Qui scateni pure la Sua fantasia onirica, magari lo faccia incrociare con l’arabo folle; poveretto, nessuno gli ha mai pagato un cent per il successo editoriale del suo Necronomicon) che nessun occhio umano aveva mai visto e che nessuna mente razionale era mai stata in grado di immaginare; in quella terra immacolata vagavano tutte le anime dei mortali, a cominciare da quella del più miserabile accattone dei bassifondi di Calcutta per finire con quella del più ricco e facoltoso imprenditore di Boston. Tutte quante godevano degli stessi agi, delle stesse opportunità ed avevano tutte pari dignità, al contrario di quanto accadeva sulla Terra.

In principio fui spaesato e non accettai che l’anima di un miserabile fosse considerata alla pari della mia, poi, col passare del tempo, mi resi conto che la vera vita era quella che si viveva in quel luogo e che quella terrestre era soltanto una tappa inutile quanto lo era un rabdomante sull’oceano: tutti, infatti, indistintamente da quello che avevamo fatto sulla Terra, eravamo uguali.

Capii che tutto quello che avevo raccolto in vita non era valso a niente e che la felicità era da ricercarsi in quel mondo fantastico.

Decisi quindi di ritornare sulla Terra per mostrare a tutti quanti ciò che avevo capito.

Tutti voi vi chiederete come io abbia fatto a tornare indietro. (In effetti, spulciando i miei appunti, non riesco a trovare un solo demone, nemmeno Dagon o Yig, figuriamoci Cthulhu, che sia disponibile a darsi da fare per soddisfare una simile richiesta da boy-scout: complimenti, Lei ha fatto veramente strike ai mostri puzzoni con questi argomenti degni dell’Ecclesiaste! Combineremo così: il malvagio scienziato-amministratore ha importunato e riesumato nientemeno che il re Salomone, il quale, bontà sua, aiuterà il nostro personaggio a tornare tra i vivi) La spiegazione è molto semplice (No, no, Lei complichi assai con le dottrine aramaiche di Salomone; non si preoccupi, poi troveremo un modo per rinviarlo nel Seno dei Padri): le anime sono lasciate libere di vagare ovunque esse vogliano, anche sulla Terra se lo desiderano; una volta qui giunte possono ritornare nel loro vecchio corpo a meno che questo non sia stato sepolto o cremato. Si spiegano così quei casi di persone morte che tornano in vita dopo pochi giorni. In caso contrario, se cioè il corpo è "inservibile", le anime possono manifestarsi come fantasmi. Come avevo già detto il mio corpo era custodito nella mia casa; non ebbi quindi alcuna difficoltà a rientrarvi. (Le ricordo di creare un risveglio un po’ strano, ad esempio, un moto di orrore nel trovarsi il cervello inscatolato dagli alieni, ecc…)

Ripreso possesso del mio corpo misi in atto le mie intenzioni: raccolsi tutte le mie ricchezze cartacee e ne feci un gigantesco falò, feci radere al suolo tutti gli edifici di mia proprietà, cosparsi di sale tutte le mie tenute fondiarie e feci abbattere e bruciare le mie foreste. (Questa volta Cthulhu e Ny. sono disponibili per la distruzione totale; pure Yog Sothoth è favorevole ad aggiungere una satanica oscenità fuoriuscita dalle paludi, oltre al consueto puzzo ammorbante diffuso sulle campagne, con moria di tutte le vacche dei contadini)

Ora sono la persona più povera del mondo, senza più niente tra le mani, ma non ho alcun timore perché so che la vera vita sarà quella che vivrò dopo la mia ennesima morte. (Ma certo, intanto gli esperimenti dell’amministratore continuano… Lo metta in combutta con gli alieni di cui sopra)

Quello che ho fatto ha suscitato grandi clamori in tutto il mio paese; nessuno però, credo, ha pienamente capito il significato di quei gesti. Devo fare però una rettifica a quanto ho detto prima, infatti, ho conservato una cosa: è una vecchia pistola, penso sia appartenuta ad un mio nonno, con un solo colpo.

Questo colpo sarà quello che mi darà la definitiva morte e che mi farà tornare in quel luogo beato. Spero che questo mio testamento sia d’esempio a qualcuno.

(A questo punto, però, i Nostri, punti sul vivo dal suo finale così moralizzatore, insorgono e quindi le ultime righe, nonché la firma sono tracciate da una mano diversa e contengono frasi inquietanti come: MAGN MATR YOG CTHULHU AZING YAHHH TRHUZUP NYALATHOT KAZAHN CIB NGHUUU GHGHGH Ad libitum)

 

 

Firmato

Engel Geizhals

 

Ecco fatto! Come vede mi sono lasciato andare a considerazioni personali… Lei mi ricorda così tanto me stesso, quando me ne vivevo tutto solo a Providence, in compagnia della mia cara madre! È faticoso intraprendere la conoscenza di altri esseri umani, ma non cambierei il mio lavoro di revisore di racconti per nulla al mondo. Nulla è più piacevole di questa corrispondenza letteraria… Le ricordo: se diffonde ad almeno altri dieci amici la panzana del Necronomicon, potrà entrare a far parte del club esclusivo di noi scrittori di racconti del terrore salariati del New England. Sa com’è, non abbiamo molte altre occasioni di svago…

La saluto ancora, suo

Howard Phillips Lovecraft

 

 

 

1 The Disinterment, L’esumazione, HPL. Scritto in collaborazione con Duane W. Rimel

2 Berenice, Berenice, EAP.

3 The Call Of Cthulhu, Il richiamo di Cthulhu, HPL.

4 Nyarlathotep, Nyarlathotep, HPL.

 

 

 

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