Leggi il primo racconto

Poco meno degli angeli

 

 
 

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Quarta di copertina

«È tardi… Ed è assurdo, lo so. Ma ti accarezzo e ti bacio, e rimango qui.
Non so darti altra risposta.»
Si conclude in resa l’interrogativo di Poco meno degli angeli: il protagonista, un medico, è incapace di ricostruire un ponte di senso tra terra e cielo, tra umanità e divinità assente, che gli garantisca una redenzione. Di fronte all’inspiegabilità di una sofferenza esistenziale, forse unica rimane, allora, la possibilità dell’amore…
Diverso il tema de L’ombra nella carne, che guarda direttamente al mistero della morte, mentre in La fiera delle vanità si spalanca un sorriso autoironico e irriverente sulle disavventure di uno studente di medicina. Tre racconti ‘scritti in corsia’, durante i tirocini: un’occasione per raccogliere un riflesso della natura umana, al tempo stesso tragica e comica.

     
 

Autore

Massimiliano Colucci è nato e vive Padova. Laureato in Medicina, ha studiato presso la Facoltà Teologica del Triveneto e lavora come giornalista a la Difesa del popolo. Suoi testi sono presenti in antologie edite da EDB, Lietocolle, Ibiskos e Venilia e sul sito www.impubblicabile.it. Il racconto Poco meno degli angeli ha vinto il primo premio dell’edizione 2006 di Scritti al Bo, promosso da CLEUP.

 

 

 

Rassegna stampa

 

Vita Pinerolese

...Tre quadri "di corsia" dai quali emerge tutta la ruvidezza del mestiere di medico ma anche una spiritualità non rassegnata e barlumi di consolante ironia. Tra domande vocazionali e crisi metafisiche, l'autore conduce il lettore a scorticarsi l'anima accanto ai pazienti e al personale medico. Anche se permeati da un apparente cinismo, i tre racconti si mostrano teologicamente liberanti, perchè lasciano affiorare ciò che sei nasconde nel cuore anche del più coriaceo credente e, al tempo stesso, mostrano i limiti del dubbio e della negazione del trascendente...

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la Voce di Ferrara-Comacchio

...Delicato il primo racconto, in cui il protagonista non riesce a trovare una via di redenzione. Scontrandosi contro situazioni quali eutanasia, palliazione, libero arbitrio, arriva alla soluzione di un possibile amore come via di senso per un uomo che, pur “poco meno degli angeli”, è impotente dinanzi all’indecifrabilità dell’esistere.
Nel secondo racconto colpisce il ripetersi del verbo “guardare”: le ultime ore di vita di una paziente sono occasione per fissare un mistero, scandito dalla caotica routine ospedaliera, senza cedere a un vouyerismo della morte. Lo sguardo è un tentativo “fisico”, razionale, umano, di trovare una via di fuga da un evento «spaventosamente banale nella sua assurda semplicità.»
Umoristico invece il terzo racconto che, con ironia mai volgare, affronta i retroscena e i limiti dell’arte e della docenza medica...

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la Difesa del popolo

Perché scrivere di medicina?
«Perché c’è molto da raccontare. Gli ospedali sono pieni di esseri umani – che siano medici, infermiere, studenti o malati – tutti coinvolti in una realtà complessa di cui non si può non dire, a meno di non credere che l’umanità venga messa tra parentesi dalla malattia».
Che risposta offrono i racconti?
«Il primo si chiude così: “È assurdo, lo so. Ma ti accarezzo e ti bacio, e rimango qui. Non so darti altra risposta”. Al protagonista non resta che ribadire una possibilità di amore di fronte alla sofferenze e all’assurdità di un certo esistere. È una risposta umana, che viene dal basso. Dall’alto non giunge una soluzione. Certo, c’è sempre un pensiero rivolto al divino, ma Dio non è mai un interlocutore attivo: è una parola pronunciata dai personaggi, non ancora Parola. Tuttavia, come ho scritto nel libro, le parole sono uno “specchio in cui proviamo a riflettere noi stessi, quando ci prende il dubbio di non esistere abbastanza”. Che siano agnostiche o credenti, comunque sono umane, e dicono di un bisogno di senso ineludibile».

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Commenti dei lettori

 

Annalisa (Genova)

E' sicuramente un testo parlante. Parla di vita e morte, salute e malattia, scienza e coscienza, destino e domande sul senso ultimo della vita. Penso che possa essere un sussidio utile per i giovani medici che attraversano le corsie e per i medici affermati che forse, a lungo andare, rischiano di sentirsi troppo 'stregoni'.

Sara (Padova)

Il secondo racconto mi ha emozionato. Come pochissimi libri sono riusciti veramente a fare. Ho una domanda: è successo davvero? Perché giuro che mi sembrava di essere lì, nella stanza, in corsia, di sentire la mano della donna sotto il lenzuolo, di vedere il monito e percepire perfino l'odore di disinfettante...

Laura (Roma)

La scrittura mi sembra capace di evocare immagini nitide e in movimento che ti inchiodano in quella situazione specifica, ma allo stesso tempo ti portano in uno spazio comune, ti fa vivere l’esperienza di un concetto. È  come una cerimonia, che si celebra per qualcuno di specifico, ma che coinvolge e appartiene a tutti.
È densa, anche se diventa, senza preavviso (lo si dovrebbe anticipare al lettore ignaro!) vorticosa e ipnotica.

Matteo (Padova)

Ho trovato Poco meno degli angeli estetizzante e ammiccante nel trattare astutamente i temi della morte e dell’amore con qualche citazione biblica e un tocco di umanesimo. Unica parte che si salva è il ritorno a casa, scritto lo ammetto con sensibilità e tatto.

Veronica (Mira, Venezia)

Un dialogo muto con il senso del mondo... interrogativi fortissimi ed estenuanti, ricerche di risposte a volte insperate, trovando infine riparo riposo conforto nell'amore, spegnendo la luce per dormire finalmente ma anche per augurare buona notte alla voragine da cui quotidianamente escono l'omertà e l'orribile indifferenza di cui si nutrono le persone

Elisabetta (Padova)

Uno stile di scrittura eterogeneo, originale, che passa facilmente da un registro all'altro nel raccontare, e con un ritmo "aritmico", incostante, mutevole, che trasmette bene il flusso dei pensieri e delle azioni.

Desiré (Messina)

Il primo racconto è stato un'emozione già nota; il secondo mi ha costretta ad assumere espressioni improbabili per non piangere: non mi son trattenuta; il terzo una spoverata di zucchero a velo e leggerezza.

Nicola (Padova)

Non so che effetto ti ha fatto scriverlo, ma io a leggere "Poco meno degli angeli" rabbrividisco.. Grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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