Manifesto di "Spalancare la prigione"

 

«Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo... eppure esistono non so quali sbarre, quali muri.

Sai tu cosa fa sparire questa prigione?

E’ un affetto profondo, serio.

Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente.»

 

(V. Van Gogh)

 

Ti invitiamo a partecipare ad un laboratorio multidisciplinare: pittura, poesia, musica, stilismo… tutte le forme sono ben accette.

Lo scopo della nostra iniziativa è incominciare insieme a fare arte con uno spirito nuovo: mettere al centro la fraternità, la scoperta dell’Altro, attraverso cui passa, come diceva Van Gogh, la nostra realizzazione artistica e umana.

La Fraternità, vissuta come supremo ideale e concretizzata nella semplice vita di ogni giorno, può generare quell’autentica Bellezza che è sempre in corsa per ri-salvare il mondo.

I Giovani per un Mondo Unito.

 

 

Alle origini (2002)

 

L'anno scorso, verso luglio, andai ad assistere all'orale di maturità della mia carissima amica Michela B, all'Istituto d'Arte di Padova.

Durante l'interrogazione, parlando di Van Gogh, Michela tirò fuori una frase del pittore che aveva raccolto ad uno dei convegni dell'arte in comunione, e che mi colpì molto.

«Guarda come Van Gogh era in linea con il nostro ideale» pensai… Non immaginavo che quella frase sarebbe diventata un tormentone.

Appena Michela uscì dall'esame, disse:

«Sofi, voglio fare una mostra con tutti gli altri di noi che dipingono e fanno arte!»

Si riferiva al gruppo di nostri più o meno coetanei con cui condividiamo l'ideale dell'unità e che girano attorno al movimento Giovani per un Mondo Unito.

Questa faccenda della mostra d'arte mi piaceva moltissimo. Nel salotto della casa di Michela, seduta con lei sul divano, mi feci dare un foglio di carta e, con l'impostazione organizzativa che avevo imparato lavorando appunto coi GMU, iniziai a stendere una lista di possibili partecipanti. Subito decidemmo di allargare l'invito a persone nuove: che bella occasione di contattare altri giovani!

Ma tutta questa gente - la lista era lunga - da cosa poteva essere tenuta insieme? L'argomento più largo, aperto, generale e liberale che ci venne, in sintonia con quello che vivevamo, era la fraternità universale. E fu così che saltò fuori la frase di Van Gogh che, confesso, io ho riassunto ed è stata accettata da tutti così.

SOFIA T.

 

A ottobre dell’anno scorso ci siamo incontrati in un piccolo gruppetto per discutere sul da farsi. L’esigenza più forte era quella di fare un’esperienza di fraternità concreta e vissuta attraverso l’arte, così abbiamo pensato di costituire un laboratorio artistico multidisciplinare, che riunisse giovani artisti intenzionati a fare arte con uno spirito nuovo: mettere al centro l’altro per trovare la propria realizzazione artistica e umana.

L’impresa era entusiasmante e ardimentosa: eravamo tutti più o meno consapevoli di essere sul punto di intraprendere una strada nuova. Abbiamo, così, iniziato a diffondere il nostro progetto tra i nostri amici che sapevamo essere sensibili alla tematica della fraternità, e in breve tempo abbiamo costituito un gruppo di circa 15 giovani coinvolti nelle più diverse espressioni artistiche: pittura, scultura, design, decorazione, musica classica lirica e jazz, danza, prosa e poesia, teatro. Oltre alla ricchezza di tutte queste forme d’arte, il gruppo è impreziosito da una grande varietà di personalità e di precedenti esperienze artistiche.

Fin da subito abbiamo pensato che il frutto dei lavori del Laboratorio sarebbe potuto essere una mostra, o meglio uno spettacolo che racchiudesse tutte le nostre arti, e avesse come tema la fraternità, vissuta e interpretata secondo quella frase di Van Gogh che era stata il motore di tutto.

Abbiamo, quindi, iniziato a incontrarci periodicamente, circa una volta al mese, per conoscerci e confrontarci sul tema che avevamo scelto. Ma già solo il semplice conoscersi, ascoltando profondamente l’altro per entrare nel suo mondo al punto di percepire l’arte altrui come la propria, poneva le basi e concretizzava quella fraternità che avevamo preso come ispirazione.

MARCO P.

 

Stralci dagli atti del Laboratorio

 

Gli “Atti degli artisti” erano, semplicemente, le relazioni degli incontri tenuti, che stendevamo a turno. Ci trovavamo periodicamente a casa dell'uno o dell'altro, talvolta per puro desiderio di conoscenza - soprattutto nelle fasi iniziali - e più spesso per concretizzare ambiziosi progetti di spettacoli, rigorosamente al di sopra delle nostre possibilità tecniche. Passano gli anni, cambiano i partecipanti, ma la ricerca della fraternità rimane tenacemente la stessa.

 

SABATO 03/05/2003

 

Gloria, cantautrice.

Ultimo acquisto del gruppo, si presenta eseguendo una serie di canzoni, in italiano, inglese e francese: “Canto d’amore", "African wind", "Quand t'es pas près de moi"; parla del progetto del suo CD e fa ascoltare "Rain".

Anna, pittura ad olio.

Mostra alcuni quadri della sua ultima produzione, che dai paesaggi sta passando al figurativo. I concetti base sono ricerca di libertà e sofferenza. La finestra, come simbolo ambivalente di apertura/chiusura. Copie di fotografie o di opere celebri (Van Gogh): volti che esprimono tristezza, ricerca di sé.

Riguardo al tema della prigione, Anna dice: "E' la difficoltà ad essere accettati come artisti e a proporsi come tali. Succedeva, in passato, di rinchiudersi in camera a dipingere…..Qualcosa che non si è aggiustato dentro viene fuori, ritorna."

Elena, teatro-danza.

Collega al tema della prigione un lavoro ideato ed eseguito in occasione degli esami di stato, ispirato al romanzo "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello.

Molte maschere: molti modi di farsi vedere e di vedere se stessi, ma alla fine l'uomo rimane nella solitudine.

Oltre alla tecnica particolare del teatro-danza, Elena si esibisce soprattutto come ballerina di danza jazz e contemporanea.

Marco P., musicista e musicologo

Propone la visione del film "The wall" di Alan Parker, tratto dall'omonimo album dei Pink Floyd.

I mattoni che costruiscono il muro, per il protagonista rock star (che rappresenta il cantante Roger Waters), sono: la morte del padre durante la seconda guerra mondiale, l'educazione materna iperprotettiva, la scuola rigida e mortificante, il matrimonio che degenera nel tradimento, l'uso di alcool e droghe. Il prodotto del muro, simboleggiato dall'immagine dei martelli, è una personalità violenta, dura, repressiva, rappresentata con le simbologie naziste.

L'azione culmina in un processo a se stesso, che terminerà con la condanna a rompere il muro e ad esporsi agli altri con il proprio vero essere.

Marco spiega di ritrovarsi in questa storia:

"La prigione è questo isolamento e logorio interno, il pensare continuo a se stessi e agli altri: è una parte di me che prende il sopravvento. Attraverso l'aiuto di persone in carne ossa, si rimuovono tanti paletti e la cosa si può circoscrivere.  Per me, per 'uscire' è servita un fede più forte, il mettere in  pratica l' "amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" . A differenza del protagonista del film, non è un'ennesima autoanalisi, ma un buttarsi fuori da se stessi e trovare la forza di annientare se stesso e dare spazio all'altro, ritrovare sé nell'altro.

Nella musica è faticoso, perché tenderei a suonare solo per me. Mettere i talenti a servizio degli altri."

Cristiano, musicista jazz

Il bello di lavorare in uno studio di registrazione. Fa ascoltare un brano composto 3 anni fa, durante un momento difficile, "Basic shape", originariamente composto per tromba, lo strumento suonato dal nonno che lo ha avvicinato alla musica.

Ascoltiamo anche "The bear", brano più divertito, che rievoca la camminata dell'orso.

Marco C., baritono e poeta

Esegue un'aria da "Il Trovatore" di Verdi.

La prigione si costruisce nel corso di quest'opera. Il Conte di Luna s'innamora follemente di Leonora e progetta di rapirla dal convento in cui sta per rinchiudersi. Lei è tutto per lui, ma non può gridarlo perché è in un convento e perché è imprigionato nel suo pensiero. E' vile di fronte all'amore e prigioniero del suo sentimento.

Marco ci legge anche qualche stralcio di "Fenomenologia del mio spirito", racconto scritto ispirandosi ad Hegel, che narra "come lo spirito influenza i gesti e i pensieri e come è influenzato dall'esterno, creando il divario tra me e gli altri".

Chiara, poetessa.

Nel suo breve intervento ci legge "La fine del giorno" di C.Baudelaire.

Baudelaire è un 'maestro' della prigione interiore; rappresenta la lotta tra la vita esteriore e l'interno che non riesce ad uscire da sé e liberarsi.

"La vita è vita per tutti, ma alcuni riescono ad essere felici, altri invece no." L'arte aiuta a liberarsi? Chiara porterà dei suoi studi astratti sul tema della noia.

Sofia, poetessa.

Ricostruisce il suo percorso di maturazione attraverso le poesie che rappresentano le tappe importanti della sua vita: l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza…

Sono poche le poesie che affrontano il tema della prigione; sono molte, invece, quelle che parlano della libertà, della fraternità, ma anche del dolore e della sofferenza.

 

Scarica il testo completo di Stralci dagli atti del Laboratorio.pdf

 

 

Pseudo-intervista

 

Al termine di una esibizione di successo alla Settimana Mondo Unito (SMU), nell'ottobre 2004, ci autointervistammo per fissare meglio i punti salienti dell'esperienza vissuta.

Il testo della “pseudo-intervista”, di cui riportiamo una parte, divenne a sorpresa uno strumento fondamentale per spiegare  il nostro gruppo: parte delle affermazioni degli intervistati, riletta ancora a distanza di anni, si rivela una vera e propria linea programmatica della cosiddetta, misteriosa, “arte in fraternità”.

 

Marco Pisasale, studente del terzo anno di Storia e Tutela dei Beni Culturali ad indirizzo musicale

 

Il gruppo artistico "spalancare la prigione" alla SMU 2004. Le tue impressioni a caldo?

Parlo per la mia arte: un'esperienza di musica insieme, l'esperienza di entrare in contatto in modo speciale con la Musica. Soprattutto nel jazz, essendoci una continua improvvisazione su uno schema, devi trovare una spinta nuova ogni volta che esegui il brano. E' c'è sempre un grosso rischio….

La cosa bella è avere l'obiettivo di entrare profondamente in contatto con gli altri che suonano, per creare l'atmosfera del pezzo e fare da 'canale' perché venga fuori nella sua bellezza la Musica, del mio amico Dimitri in questo caso, che è il compositore. Tutto parte dal confronto diretto con Dimitri: parlare insieme, discutere del pezzo, ecc…Ci vuole tempo: abbiamo messo da parte un brano perché non eravamo ancora pronti, non ci ero 'entrato' abbastanza. Ci vuole disponibilità ad accogliere critiche e suggerimenti.

Posso dire di aver fatto un'esperienza estetica: ho sentito una comunione profonda con lo spirito dell'arte. Le preoccupazioni, il nervosismo della vigilia si sono dissolte e mi sentivo libero di donare anche cose che non credevo di poter donare.

 

Benissimo per la musica, ma voi vi proponete di fare arte in comunione con diverse discipline: pittura, design, scultura, poesia, stilismo di moda... Come si fa, tra arti così diverse?

Se dovessi descrivere il nostro metodo…forse direi così…

Innanzitutto c'è un ascolto dell'altro più profondo possibile, cercando di capire l'essenza della sua arte- cosa tutt'altro che facile e scontata! Questo porta a conoscere l'arte dell'altro. A questo punto subentra quasi automaticamente il bisogno di mettere in comune cose che vanno al di là dell'attività artistica: fare esperienze di vita concreta insieme. Può trattarsi di prendere banali decisioni ("Dove ci incontriamo la prossima volta?"), cenare insieme, conoscere la famiglia dell'altro, portare una torta alla riunione…

Solo allora può lavorare. La base è discutere su temi ed idee comuni: non accontentarsi di un'idea condivisa solo da alcuni, ma puntare a renderla di tutti, espressione anche di quello che non conosce la tua arte.

 

Si dice spesso che l'arte è frutto di sofferenza. E l'arte in comunione?

Ci sono due aspetti di questa realtà. Innanzitutto, ognuno mette in comune con il gruppo il suo carico personale di sofferenza: quindi, se da una parte il dolore aumenta per tutti, dall'altra almeno il carico è ripartito!

C'è poi la vera sofferenza: quando il gruppo non va bene, perché per vari motivi sembra proprio mancare quella fraternità che è principio ispiratore di tutto. Ma è questa la vera sfida! Per andare avanti in quei momenti non bisogna mai mollare; anche se tutto sembra andare per il peggio, fare la propria parte fino in fondo, iniziare per primi senza aspettare il 'passo' degli altri. Ci vuole fiducia e forza di volontà: quando tutto sembra andare storto e confuso, tenere gli occhi aperti e cogliere al volo le occasioni, gli spiragli di luce che ci sono sempre!

 

Scarica il testo completo di Pseudo-intervista.pdf

 

 

Perchè questo pallino dell'arte in fraternità...

 

Fare letteratura, o peggio ancora arte in fraternità viene dal nostro essere uomini, dal desiderio di unire la vita alla letteratura. Lungi da noi voler affermare che la letteratura in fraternità possa essere migliore di quella individuale, o che esistano un talento ed una ispirazione sommativi.

Discutere, confrontarsi, fare salotto o caffè letterario...Nella fraternità c'è qualcosa in più.

Sta nel creare un clima di condivisione, molto vicino al calore di una famiglia, nel quale ogni talento moltiplica la sua potenza, grande o mediocre che sia, e diventa un dono per gli altri. Nell'esperienza della fraternità che nasce spontanea, non programmata ma naturale tra esseri umani determinati a farsi spazio a vicenda, si ricrea quel terreno fertile per la composizione di qualcosa di nuovo, di duraturo, addirittura di vero, che la nostra epoca difficile ha quasi precluso al singolo individuo. Quanti ragazzi oggi si cimentano in danza, musica, canto, scrittura, moda? E quanti lo fanno ancora sognando di “creare un capolavoro” o di “realizzare una vocazione artistica”?

La fraternità tra artisti, anche in erba, costruisce un tessuto sociale, grazie al quale l'individuo non è più perseguitato dall'ansia di affermare il proprio successo, ma ritrova la serenità per seguire a fondo un lungo percorso.

Sofia Tisato

 

 

 

 

 

 

 

 

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